La Giostra del Saracino di Arezzo

maggio 13, 2009 · Filed Under Senza categoria · Comment 

del Saracino ()

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La del Saracino è una rievocazione storica che si tiene nella città di . Vi partecipano i quattro quartieri in cui è suddivisa la città, ovvero: il Quartiere di (conosciuto anche come Colcitrone), il Quartiere di del Foro (conosciuto anche come San Lorentino), il Quartiere di Sant’Andrea e il Quartiere di Santo (conosciuto anche come Quartiere della Colombina).

cavalieri di casata schierati sulla durante il corteo storico. I costumi degli oltre 300 figuranti che prendono parte al corteggio rievocano il passato medievale della città di

La

I Fanti del Comune di

Il cavaliere dei Guillichini, nobile casata del Quartiere di Sant’Andrea, durante il corteo storico

La del Saracino si corre nella Grande di il penultimo sabato del mese di giugno ( di ) in notturna e la prima domenica del mese di settembre ( di settembre) nel pomeriggio.

Gli attori principali della rievocazione sono i Quartieri ed i loro quartieristi.

La storia della

Le origini della

La è una rievocazione storica in costume di stampo medievale che si svolge ad da secoli, presumibilmente dal XIII secolo.

Si tratta di un antico gioco cavalleresco che affonda le sue origini nel Medioevo e che consiste nel colpire un bersaglio, posto sullo scudo del Buratto (un automa girevole che impersona il “Re delle Indie”), con un colpo di al termine di una veloce carriera a cavallo. Il tutto senza farsi colpire dal mazzafrusto, imbracciato dal Buratto stesso, il quale viene azionato da un meccanismo a molla.

In principio probabilmente questo cavalcare contro un fantoccio era un esercizio militare, che lentamente assunse i connotati di manifestazione nella quale si sfidavano i cavalieri durante particolari celebrazioni o semplicemente per dimostrare la propria abilità. Di torneamenti e giostre visti in terra di parla espressamente Dante Alighieri, all’inizio del XXII canto dell’Inferno, in alcune celebri terzine:

« Io vidi già cavalier muover campo,
e cominciar stormo a far lor mostra,
e tal volta partir per loro scampo;

corridor vidi per la terra vostra,

o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr ;

quando con trombe, e quando con campane,

con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane; »
(Dante Alighieri, La Divina Commedia – Inferno, Canto XXII, 1-9)

Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi nella città di per festeggiare il felice esito di una missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate alla curia avignonese nel novembre 1331 dai Tarlati, signori di .

Il Capitano del Quartiere di

Nel Rinascimento questi spettacoli diventarono una grande attrazione; abbiamo notizie certe di “giostre ad burattum” per tutto il XVI secolo, durante la venuta di famosi personaggi in città o per importanti ricorrenze, come la manifestazione del 1535 dedicata a . Anche nel Seicento furono molto diffuse le giostre e, da quella del 1677 in onore a San Niccolò, abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti. Della del 1684 invece ci fa un ampio e dettagliato resoconto Federigo Nomi, anghiarese, al quale è stata dedicata l’edizione del Settembre 2005, nella ricorrenza del III centenario della morte. Un altro famoso torneo fu quello per le celebrazioni petrarchesche del 1904, che si svolse sul tondo del Prato (il parco antistante la Fortezza Medicea) e dove a esibirsi giunsero i Dragoni di casa Savoia.

I quartieri nel medioevo

Armigeri del Quartiere di del Foro

Balestrieri e Armigeri del quartiere di S. Andrea

Dagli Statuti del 1327 apprendiamo che in quell’anno era suddivisa in 4 quartieri: , Sant’Andrea, del Foro e Burgi (il cui territorio corrisponde a quello dell’attuale Santo , e non dell’omonimo quintiere che prenderà parte alla sola edizione del 1931), che avevano giurisdizione anche oltre le mura cittadine, su di un territorio diviso in tre fasce concentriche.

Le prime due erano le “Camparie“, che rappresentavano la zona subito fuori le mura, e le “Cortine“, che si estendevano all’incirca per cinque miglia. Queste prime due ripartizioni prendevano direttamente il nome dalle quattro porte di appartenenza. controllava le Camparie e le Cortine a nord-est, Sant’Andrea a sud-est, del Foro a nord-ovest e Burgi a sud-ovest. Poi vi era la terza fascia, formata da cinque “Viscontarie” che inglobavano quel territorio comprendente gli altri comuni e comunelli facenti parte del comitato aretino.

Le Viscontarie erano chiamate di Montagna, di Verona, di Cegliolo, del Piano d’ e della Valdambra.

  • aveva giurisdizione su quella di Verona, ovvero l’alta valle del Tevere.
  • Sant’Andrea aveva competenza su quella di Cegliolo (fascia sub-appenninica e collinare che andava dal cortonese fino alle pendici meridionali dell’Alpe di Catenaia, delimitata nel suo lato a sud-ovest dalle paludi della Chiana).
  • del Foro aveva sfera d’azione sulla Viscontaria di Montagna (il Casentino) e su quella di Valdambra a destra dell’Arno.
  • Burgi infine aveva capitolo sul Piano d’, quindi la Valdichiana oltre le paludi (da Civitella a Foiano) e la di Valdambra a sinistra dell’Arno.

Nella loro porzione di Camparie, Cortine e Viscontarie, le quattro porte avevano potestà in materia civile, di giustizia e di pagamento dei dazi.

Le di città e quelle del contado

Il corteo che oggi anticipa la vede sfilare anche gli emblemi e i cavalieri delle famiglie della città e del contado, che nei territori abbinati ai quartieri possedevano la dimora o avevano avuto feudi e consorterie, quindi peso politico e militare prima dell’ascesa del libero Comune.

  • A sono assegnati i Bacci, i Bostoli, i Brandaglia e i Pescioni e per quanto riguarda il contado i della Faggiuola e i di Montedoglio.
  • A Sant’Andrea le famiglie cittadine dei di Bivignano, i Guillichini, i Lambardi da Mammi e i Testi e i consortati nobiliari dei Barbolani di Montauto e dei Marchesi Bourbon del Monte Santa Maria e dei “De Mattes di Catenaia”.
  • A del Foro i Grinti di Catenaia, i Sassoli, i Tarlati di Pietramala, gli Ubertini e le consorterie dei Guidi di Romena e dei Cattani della Chiassa.
  • A Burgi, infine, le di città degli Albergotti, degli Azzi, dei Camaiani e dei Guasconi e quelle del contado dei Pazzi del Valdarno e dei Tolomei del Calcione.

La oggi

Paggetto del Comune di con la d’oro, il trofeo della del Saracino

La prima edizione dei nostri giorni si svolse il 7 agosto 1931, data in cui ricorre la festa del Patrono d’, . Secondo la tradizione, la rievocazione storica fu riportata in vita a seguito di un ritrovamento fatto da Alfredo Bennati nel 1930 nella biblioteca civica. Si narra che il Bennati fosse alla ricerca della ricetta di un dolce e che incappò casualmente in documenti medievali che descrivevano lo svolgersi di una fra i cavalieri delle d’ e del “Contado“. La avrebbe avuto quale scopo quello d’allenare i cavalieri aretini nel combattere i predoni che dalle coste si avventuravano fino nell’entroterra. Per questo si raffigurava il Buratto come “Re delle Indie” e con foggie medio-orientali.

Il 7 agosto 1931 il podestà Pier Lodovico Occhini ripristinò in chiave moderna la del Saracino. Se le edizioni del passato erano state più che altro un modo per marcare le differenze di classe, con quelle dell’era moderna entrò in gioco il carattere agonistico. Si pensò così di suddividere il territorio cittadino in più parti e a ognuno di questi settori vennero assegnati dei giostratori che li avrebbero rappresentati.

La città venne così suddivisa in 5 zone, dette “quintieri“: Crocifera (colori bianco e verde), Fori (giallo e cremisi), Santo (azzurro e oro), Saione (bianco, rosso e verde) e Burgi (rosso, verde e oro). A quest’ultimo quintiere andò la vittoria della prima del XX secolo[1].

Già dal 1932 però si cambiò e si decise definitivamente di ambientare la manifestazione nel XIV secolo, la splendida epoca dei Tarlati. Allo stesso tempo il territorio della città venne suddiviso in 4 quartieri, così com’era nel Trecento.
Anzitutto Crocifera e Fori mutarono i propri nomi in quelli attuali di “ ” e “ del Foro”. Poi il quintiere di Saione fu inglobato da Santo , mentre la zona assegnata in maniera non veritiera l’anno prima a Burgi venne in gran parte assorbita da , che a sua volta cambiò i propri colori in quelli del quintiere inglobato. Sempre cedette i vecchi colori e parte del suo territorio alla neonata Sant’Andrea.
L’unica variazione rispetto al Medioevo venne data da Santo , che sostituì Burgi nell’abbinamento alla parte sud-ovest di .

I Quartieri

Quartiere di del Foro

Stemma di del Foro

noto anche come “San Lorentino”.

  • Colori: giallo e cremisi.
  • Raffigurazione araldica dell’emblema: «Di cremisi alla chimera di rivoltata».
  • Territorio: settore nord-ovest della città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di del Foro, la di Montagna e la della Valdambra oltre l’Arno.
  • Motto: “ capita, una mens“.
  • della città: Grinti di Catenaia, Sassoli, Ubertini, Tarlati.
  • del contado: Cattani della Chiassa, Guidi di Romena.
  • : nei locali di San Lorentino.
  • Protettori: Santi Lorentino e Pergentino.
  • : di San Domenico, Fossombroni.
  • Giornale periodico: “ in Resta“.
  • Lance d’oro: 26.
  • Ultima vittoria: 2 settembre 2007 (Enrico Giusti, Gabriele Veneri).

Quartiere di

Stemma di

noto anche come “Colcitrone”

  • Colori: rosso e verde.
  • Raffigurazione araldica dell’emblema: «Partito: nel primo di verde al monte di tre colli d’oro all’italiana cimato da una croce dello stesso; nel secondo di rosso al campanile della Pieve di finestrato di nero ed affiancato da due torri pure d’oro aperte e finestrate di nero».
  • Territorio: settore nord-est della città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di e la della Verona.
  • Motto: “Maior crux, excelsior gloria”.
  • della città: Bacci, Bostoli, Brandaglia, Pescioni.
  • del contado: di Montedoglio, della Faggiuola.
  • : Palazzo Alberti, via San Niccolò 1.
  • Protettore: San Martino.
  • : di Santa Croce, via di Santa Croce.
  • Giornale periodico: “Il mazzafrusto“.
  • Lance d’oro: 34.
  • Ultima vittoria: 21 giugno 2008 (Marco Cherici, Alessandro Vannozzi).

Quartiere di Sant’Andrea

Stemma di Sant’Andrea

  • Colori: bianco e verde.
  • Raffigurazione araldica dell’emblema: «Di verde alla croce di Sant’Andrea d’argento».
  • Territorio: settore sud-est della città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di Sant’Andrea e la di Cegliolo.
  • Motto: “Divus Andreas superior discendit“.
  • della città: di Bivignano, Guillichini, Lambardi da Mammi, Testi.
  • del contado: Barbolani di Montauto, Marchesi del Monte Santa Maria, Mattesini di Catenaia
  • : Palazzo San Giusto, via delle Gagliarde 2.
  • Protettore: Sant’.
  • : di Sant’Agostino, Sant’Agostino.
  • Capitano: Andrea Lanzi
  • Rettore: Maurizio Carboni
  • Giornale periodico: “Il Bando“.
  • Lance d’oro: 30.
  • Ultima vittoria: 7 settembre 2008 (Stefano Cherici, Enrico Vedovini).

Quartiere di Santo

noto anche come “Quartiere della Colombina”.

  • Colori: giallo e azzurro.
  • Raffigurazione araldica dell’emblema: «D’azzurro al ponte di tre archi al naturale, caricato al di sopra di quello centrale, più alto, da una lettera M cimata da una croce di nero, e cimato da una cinta muraria con tre torri al naturale, sormontato dalla colomba dello Santo raggiante d’oro».
  • Territorio: settore sud-ovest della città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di del Borgo, la del Piano di e la della Valdambra fino all’Arno.
  • Motto: “Ex antiquitate ardor“.
  • della città: Albergotti (unica casata aretina con esponenti ancora in vita), Azzi, Camaiani, Guasconi.
  • del contado: Pazzi del Valdarno, Tolomei del Calcione.
  • : Bastioni di Santo , via Niccolò Aretino 4.
  • Protettore: San Jacopo.
  • : di Sant’Antonio, via .
  • Giornale periodico: “Il Bastione“.
  • Lance d’oro: 26.

Ultima vittoria: 3 settembre 2006 (Carlo Farsetti, Luca Veneri).

Il Corteo Storico

Esibizione degli Sbandieratori Città di nell’edizione notturna della del Saracino

La odierna è preceduta dall’esibizione degli Sbandieratori e accompagnata dal rullo dei tamburi e dal suono delle chiarine del Gruppo Musici, indi seguita dall’entrata in di tutto il corteggio storico della . Oltre trecento figuranti (311 per la precisione) negli splendidi costumi d’epoca fanno il loro ingresso (secondo l’ordine stabilito nel 1961 sulla base di un “canovaccio” di regia di Fulvio Tului) in Grande, accompagnati dal calore e dagli applausi dei quartieristi stipati nelle tribune e ai lati della .

Il Maestro di Campo, massima autorità sulla , seguito dal suo vice

Il primo ad entrare è l’Araldo, poi la Magistratura della (composta dal Primo Magistrato e da altri 7 magistrati), la Giuria (formata dal Primo Giudice e da altri 4 giudici), il Cancelliere, i Famigli del Buratto, i Valletti (che portano la d’oro, il trofeo della ), i Fanti del Comune e il Maestro di Campo (che rappresenta il comandante delle milizie e che sul campo è la massima autorità) affiancato dal proprio vice. È quindi la volta del Gruppo Musici (23 chiarine, 10 tamburi e un portalabaro) e degli sbandieratori, che impugnano le bandiere dei 39 comuni della Provincia di . Questi realizzano un’esibizione, in ogni edizione ispirata ad un diverso tema, dalla pregevolissima fattura e con acrobazie di rara maestria.

L’ingresso del Corteo Storico in Grande

A questo punto entrano i figuranti dei quattro Quartieri, preceduti dai rispettivi Rettori (le più alte cariche quartieriste) e dai portatori degli emblemi delle associate al Quartiere. Il corteo di ogni Quartiere consta di un paggetto (solitamente un bambino), 4 tamburini, i vessilliferi recanti gli emblemi delle rispettive , 4 dame affiancate dai relativi paggi, nonché 12 armigeri e altrettanti balestrieri agli ordini di un Maestro d’Arme. Quindi fanno il loro ingresso i Capitani dei Quartieri.

Infine sfilano correndo coi rispettivi cavalli sulla , quasi a provare il compito che di lì a poco li attende, gli 8 giostratori (2 per Quartiere) che prenderanno parte alla gara.

È quindi il turno dei Musici che intonano l’Inno della del Saracino (divenuto ormai un vero e proprio inno della città di ), cantato da tutta la . Al termine l’Araldo legge alla la “Disfida di Buratto“, una sorta di dichiarazione di guerra del Re delle Indie ai cavalieri aretini.

Successivamente il Maestro di Campo dà l’ordine ai balestrieri dei Quartieri di impugnare le armi e scagliare al cielo le frecce al grido “!“. Quindi avviene la formale richiesta del permesso di correr alla Magistratura. In caso di risposta affermativa (come accade sempre) l’Araldo annuncia la prima carriera.

La Gara [modifica]

I due Famigli pronti ad arrestare l’impetuosa azione del Saracino (Buratto) appena colpito dalla di un cavaliere

Lo svolgimento delle carriere della del Saracino è disciplinata dal relativo “Regolamento tecnico“.

Ogni Quartiere dispone di due giostratori (o “cavalieri”) e ha diritto a due carriere, che vengono corse secondo l’ordine estratto la domenica precedente presso il Palazzo Civico. In ogni carriera il giostratore impugna una lunga di legno di noce: al segnale dato dal Maestro di Campo cavalca lungo la (la striscia di terra battuta che percorre in obliquo Grande) e si contro il Buratto, un fantoccio dotato di uno scudo nella mano sinistra e un mazzafrusto (lo strumento medievale composto da una frusta con tre corde, alle cui estremità stanno delle palle di piombo; nel caso della del Saracino, per motivi di sicurezza, le palle sono di cuoio e pesano 250 grammi l’una) nella destra.

Prima di ogni carriera i Famigli (cioè i responsabili) del Buratto caricano la molla di quest’ultimo (che permette al Buratto di ruotare su sé stesso una volta colpito dalla dei giostratori) e sullo scudo appongono un cartellone.

Il cartellone

Schema del cartellone apposto allo scudo del Buratto

Il cartellone apposto allo scudo del Buratto è di forma rettangolare e diviso in settori, a ciascuno dei quali corrisponde un punteggio. Per la precisione, il centro (segnato con un cerchio rosso) vale 5 punti e da esso si dipartono a mo’ di croce 4 settori: quello in alto e quello a destra valgono 4 punti, quello in basso e quello a sinistra valgono 2. Ai lati della “croce” si trovano altri 4 settori: quello in alto a destra vale 3 punti, quello in basso a sinistra 1 punto, gli altri valgono 2. Infine il contorno (in alto, a destra e in basso) vale 1. I punteggi più ambiti sono il 5, che però è molto difficile e riesce a pochi giostratori, e il 4. Lo scopo è naturalmente quello di colpire con la lo scudo cercando di realizzare il punteggio più alto.

L’individuazione del punto d’impatto con il cartellone dello scudo è facilitata dalla presenza nella punta della di un carboncino, alla cui estremità si trova pure un ago. Quindi la parte del cartellone colpita viene chiaramente marcata, così da facilitare il lavoro della Giuria.

Il mazzafrusto

Il colpo deve però essere rapido, poiché nel Buratto è presente una molla che scatta al momento dell’impatto tra la e lo scudo, facendolo ruotare su sé stesso: se pertanto il cavaliere è lento, rischia di venir colpito dal mazzafrusto. Le palle del mazzafrusto sono ricoperte di inchiostro blu: in tal modo l’eventuale impatto tra esse e la schiena del giostratore sarà facilmente ravvisabile e comporterà la decurtazione di 2 punti (ai sensi dell’art. 37 del Regolamento tecnico).

La decurtazione dei 2 punti può essere decisa dalla Giuria in presenza di una carriera giudicata troppo lenta (art. 35), anche in assenza di contatto con il mazzafrusto. Se, peggio, la carriera è così lenta (e l’impatto tra la e lo scudo è così debole) che il Buratto non ruota, il giostratore perde tutti i punti. Circa la mancata rotazione occorre però verificare le cause: il 7 settembre 2003 il giostratore Carlo Farsetti di Santo colpì infatti il buratto a velocità normale, ma l’automa non ruotò, provocando oltretutto la rovinosa caduta del cavaliere. Immediatamente venne appurato un difetto ad una molla, così che la Giuria ordinò la ripetizione della carriera.

D’altra parte, se l’impatto è così violento da disarmare il buratto del suo mazzafrusto, il giostratore ottiene un punteggio supplementare, proporzionale al numero di palle che si sono staccate (1, 2 o 4 punti rispettivamente per 1, 2 o 3 palle; art. 37).

La

Carriera del Cavaliere di del Foro

Carriera del Cavaliere di S.

Il giostratore deve sostenere l’urto con il buratto e finire la carriera con la ben salda in mano: nel caso in cui questa cada in terra, il cavaliere perde tutti i punti marcati (art. 42), a meno che egli non sia riuscito ad asportare l’intero mazzafrusto (art. 37). La stessa conseguenza si ha nel caso in cui il giostratore si rifiuti di presentarsi alla Giuria (art. 39 lett. a). Se invece vi giunge appiedato vengono decurtati 2 punti dal punteggio ottenuto (art. 39 lett. b).

D’altra parte, se l’impatto è così forte da spezzare la , il giostratore ottiene il doppio dei punti conseguiti sul tabellone (art. 43).

Punteggio

Il punteggio più alto possibile è pertanto il 14, che si ha nel caso in cui il giostratore centra il 5, spezza la e provoca il distacco delle 3 palle del mazzafrusto. Di fatto il più alto punteggio mai realizzato è del giostratore di Santo Carlo Farsetti che il 20 giugno 1999 ottenne un 10, centrando il 5 e spezzando la .

Una volta che il giostratore ha concluso la carriera restituisce la alla Giuria, cui nel frattempo è stato consegnato il cartellone posto sullo scudo del Buratto. I giudici analizzano il cartellone e la stessa, per verificarne l’integrità. Una volta emanato il verdetto, lo consegnano al Cancelliere, che a sua volta lo dall’Araldo per la lettura alla .

Spareggi

Se, una volta concluse le 2 carriere ordinarie, vi sono almeno due Quartieri a parità di punti si procede alle carriere di spareggio. Queste si corrono finché non si ha disparità nei punteggi.

Vittoria

Vince la del Saracino il Quartiere che realizza il punteggio più alto. Al Rettore del Quartiere vincitore viene consegnata la d’oro, che poi viene portata in trionfo per le vie della città fino al Duomo (dove i quartieristi cantano un Te Deum di ringraziamento alla Madonna del Conforto di ) e poi alla del Quartiere.

Vincitori delle ultime due giostre

  • 21 giugno 2008 – (giostratori Marco Cherici e Alessandro Vannozzi) – 33esima
  • 7 settembre 2008 – Sant’Andrea (giostratori Enrico Vedovini e Stefano Cherici) – 30esima

La settimana della

La ed il buratto vengono posti in Grande almeno una settimana prima dello svolgimento della , così da permettere ai fantini di allenarsi. Il giovedì antecedente alla di giugno e il venerdì antecedente alla di settembre si svolge la cosiddetta provaccia, ossia una prova generale di tutta la rappresentazione, gara compresa, con i figuranti privi dei costumi di scena. Tradizionalmente si pensa che chi vinca la provaccia si assicuri la perdita della futura , consolandosi comunque con un banchetto offerto dal comune.

La sera della vigilia della ogni quartiere svolge nei propri locali la cena propiziatoria.

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