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La Giostra del Saracino di Arezzo

maggio 13, 2009 · Filed Under Senza categoria · Comment 

Giostra del Saracino ()

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La Giostra del Saracino è rievocazione storica si tiene città di . Vi partecipano i quattro quartieri in cui è suddivisa la città, ovvero: il Quartiere di Porta Crucifera (conosciuto come Colcitrone), il Quartiere di Porta del Foro (conosciuto come Lorentino), il Quartiere di Porta Sant’Andrea e il Quartiere di Porta Santo Spirito (conosciuto come Quartiere Colombina).

Nobili cavalieri di casata schierati sulla Lizza durante il corteo storico. I costumi degli oltre 300 figuranti prendono parte al corteggio rievocano il passato medievale città di

La Giostra

I Fanti del Comune di

Il cavaliere dei Guillichini, nobile casata del Quartiere di Porta Sant’Andrea, durante il corteo storico

La Giostra del Saracino si corre Grande di il penultimo del mese di giugno (Giostra di Donato) in notturna e la prima domenica del mese di settembre (Giostra di settembre) nel pomeriggio.

attori principali rievocazione i Quartieri ed i loro quartieristi.

La storia Giostra

Le origini Giostra

La Giostra è rievocazione storica in costume di stampo medievale si svolge ad da secoli, presumibilmente dal XIII secolo.

Si tratta di un antico gioco cavalleresco affonda le sue origini nel Medioevo e consiste nel colpire un bersaglio, posto sullo scudo del Buratto (un automa girevole impersona il “Re delle Indie”), con un colpo di lancia al termine di veloce carriera a cavallo. Il tutto senza farsi colpire dal mazzafrusto, imbracciato dal Buratto stesso, il quale viene azionato da un meccanismo a molla.

In principio probabilmente questo cavalcare contro un fantoccio era un esercizio militare, lentamente assunse i connotati di manifestazione quale si sfidavano i cavalieri durante particolari celebrazioni o semplicemente dimostrare la propria abilità. Di torneamenti e giostre visti in terra di parla espressamente Dante Alighieri, all’inizio del XXII canto dell’Inferno, in alcune celebri terzine:

« Io vidi già cavalier muover campo,
e cominciar stormo a far lor mostra,
e tal volta partir loro scampo;

corridor vidi la terra vostra,

o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;

quando con trombe, e quando con campane,

con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane; »
(Dante Alighieri, La Divina Commedia – Inferno, Canto XXII, 1-9)

Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi città di festeggiare il felice esito di missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate alla curia avignonese nel novembre 1331 dai Tarlati, signori di .

Il Capitano del Quartiere di Porta Crucifera

Nel Rinascimento questi spettacoli diventarono grande attrazione; abbiamo notizie certe di “giostre ad burattum tutto il XVI secolo, durante la venuta di famosi personaggi in città o importanti ricorrenze, come la manifestazione del 1535 dedicata a Donato. nel Seicento furono molto diffuse le giostre e, da quella del 1677 in onore a Niccolò, abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti. giostra del 1684 invece ci fa un ampio e dettagliato resoconto Federigo Nomi, anghiarese, al quale è stata dedicata l’edizione del Settembre 2005, ricorrenza del III centenario morte. Un altro famoso torneo fu quello le celebrazioni petrarchesche del 1904, si svolse sul tondo del Prato (il parco antistante la Fortezza Medicea) e dove a esibirsi giunsero i Dragoni di casa Savoia.

I quartieri nel medioevo

Armigeri del Quartiere di Porta del Foro

Balestrieri e Armigeri del quartiere di Porta S. Andrea

Dagli Statuti del 1327 apprendiamo in quell’anno era suddivisa in 4 quartieri: Porta Crucifera, Porta Sant’Andrea, Porta del Foro e Porta Burgi (il cui territorio corrisponde a quello dell’attuale Porta Santo Spirito, e dell’omonimo quintiere prenderà parte alla sola edizione del 1931), avevano giurisdizione oltre le mura cittadine, su di un territorio diviso in tre fasce concentriche.

Le prime due erano le “Camparie“, rappresentavano la zona subito fuori le mura, e le “Cortine“, si estendevano all’incirca cinque miglia. Queste prime due ripartizioni prendevano direttamente il nome dalle quattro porte di appartenenza. Porta Crucifera controllava le Camparie e le Cortine a nord-est, Porta Sant’Andrea a sud-est, Porta del Foro a nord-ovest e Porta Burgi a sud-ovest. Poi vi era la terza fascia, formata da cinque “Viscontarie inglobavano quel territorio comprendente altri comuni e comunelli facenti parte del comitato aretino.

Le Viscontarie erano chiamate di Montagna, di Verona, di Cegliolo, del Piano d’ e Valdambra.

  • Porta Crucifera aveva giurisdizione su quella di Verona, ovvero l’alta valle del Tevere.
  • Porta Sant’Andrea aveva competenza su quella di Cegliolo (fascia sub-appenninica e collinare andava dal cortonese fino pendici meridionali dell’Alpe di Catenaia, delimitata nel suo lato a sud-ovest dalle paludi Chiana).
  • Porta del Foro aveva sfera d’azione sulla Viscontaria di Montagna (il Casentino) e su quella di Valdambra a destra dell’Arno.
  • Porta Burgi infine aveva capitolo sul Piano d’, quindi la Valdichiana oltre le paludi (da Civitella a Foiano) e la Visconteria di Valdambra a sinistra dell’Arno.

loro porzione di Camparie, Cortine e Viscontarie, le quattro porte avevano potestà in materia civile, di giustizia e di pagamento dei dazi.

Le casate di città e quelle del contado

Il corteo oggi anticipa la Giostra vede sfilare emblemi e i cavalieri delle famiglie nobili città e del contado, nei territori abbinati ai quartieri possedevano la dimora o avevano avuto feudi e consorterie, quindi peso politico e militare prima dell’ascesa del libero Comune.

  • A Porta Crucifera assegnati i Bacci, i Bostoli, i Brandaglia e i Pescioni e quanto riguarda il contado i nobili Faggiuola e i Conti di Montedoglio.
  • A Porta Sant’Andrea le famiglie cittadine dei Conti di Bivignano, i Guillichini, i Lambardi da Mammi e i Testi e i consortati nobiliari dei Barbolani Conti di Montauto e dei Marchesi Bourbon del Monte Santa Maria e dei “De Mattes conti di Catenaia”.
  • A Porta del Foro i Grinti di Catenaia, i Sassoli, i Tarlati di Pietramala, Ubertini e le consorterie dei Conti Guidi di Romena e dei Cattani Chiassa.
  • A Porta Burgi, infine, le casate di città degli Albergotti, degli Azzi, dei Camaiani e dei Guasconi e quelle del contado dei Pazzi del Valdarno e dei Tolomei del Calcione.

La Giostra oggi

Paggetto del Comune di con la lancia d’oro, il trofeo Giostra del Saracino

La prima edizione dei nostri giorni si svolse il 7 agosto 1931, data in cui ricorre la festa del Patrono d’, Donato. Secondo la tradizione, la rievocazione storica fu riportata in vita a seguito di un ritrovamento fatto da Alfredo Bennati nel 1930 biblioteca civica. Si narra il Bennati fosse alla ricerca ricetta di un dolce e incappò casualmente in documenti medievali descrivevano lo svolgersi di giostra fra i cavalieri delle nobili casate d’ e del “Contado“. La giostra avrebbe avuto quale scopo quello d’allenare i cavalieri aretini nel combattere i predoni dalle coste si avventuravano fino nell’entroterra. questo si raffigurava il Buratto come “Re delle Indie” e con foggie medio-orientali.

Il 7 agosto 1931 il podestà Pier Lodovico Occhini ripristinò in chiave moderna la Giostra del Saracino. Se le edizioni del passato erano state più altro un modo marcare le differenze di classe, con quelle dell’era moderna entrò in gioco il carattere agonistico. Si pensò così di suddividere il territorio cittadino in più parti e a ognuno di questi settori vennero assegnati dei giostratori li avrebbero rappresentati.

La città venne così suddivisa in 5 zone, dette “quintieri“: Porta Crocifera (colori bianco e verde), Porta Fori (giallo e cremisi), Porta Santo Spirito (azzurro e oro), Saione (bianco, rosso e verde) e Porta Burgi (rosso, verde e oro). A quest’ultimo quintiere andò la vittoria prima giostra del XX secolo[1].

Già dal 1932 ò si cambiò e si decise definitivamente di ambientare la manifestazione nel XIV secolo, la splendida epoca dei Tarlati. Allo stesso tempo il territorio città venne suddiviso in 4 quartieri, così com’era nel Trecento.
Anzitutto Porta Crocifera e Porta Fori mutarono i propri nomi in quelli attuali di “Porta Crucifera” e “Porta del Foro”. Poi il quintiere di Saione fu inglobato da Porta Santo Spirito, mentre la zona assegnata in maniera veritiera l’anno prima a Porta Burgi venne in gran parte assorbita da Porta Crucifera, a sua volta cambiò i propri colori in quelli del quintiere inglobato. Sempre Porta Crucifera cedette i vecchi colori e parte del suo territorio alla neonata Porta Sant’Andrea.
L’unica variazione rispetto al Medioevo venne data da Porta Santo Spirito, sostituì Porta Burgi nell’abbinamento alla parte sud-ovest di .

I Quartieri

Quartiere di Porta del Foro

Stemma di Porta del Foro

noto come “ Lorentino”.

  • Colori: giallo e cremisi.
  • Raffigurazione araldica dell’emblema: «Di cremisi alla chimera di rivoltata».
  • Territorio: settore nord-ovest città. Al quartiere inoltre associate le antiche Cortine di Porta del Foro, la Visconteria di Montagna e la Visconteria Valdambra oltre l’Arno.
  • Motto: “Tria capita, mens“.
  • Casate città: Grinti di Catenaia, Sassoli, Ubertini, Tarlati.
  • Casate del contado: Cattani Chiassa, Conti Guidi di Romena.
  • Sede: nei locali di Porta Lorentino.
  • Protettori: Santi Lorentino e Pergentino.
  • Oratorio: Chiesa di Domenico, Fossombroni.
  • Giornale periodico: “Lancia in Resta“.
  • Lance d’oro: 26.
  • Ultima vittoria: 2 settembre 2007 (Enrico Giusti, Gabriele Veneri).

Quartiere di Porta Crucifera

Stemma di Porta Crucifera

noto come “Colcitrone”

  • Colori: rosso e verde.
  • Raffigurazione araldica dell’emblema: «Partito: nel primo di verde al monte di tre colli d’oro all’italiana cimato da croce dello stesso; nel secondo di rosso al campanile Pieve di finestrato di nero ed affiancato da due torri pure d’oro aperte e finestrate di nero».
  • Territorio: settore nord-est città. Al quartiere inoltre associate le antiche Cortine di Porta Crucifera e la Visconteria Verona.
  • Motto: “Maior crux, excelsior gloria”.
  • Casate città: Bacci, Bostoli, Brandaglia, Pescioni.
  • Casate del contado: Conti di Montedoglio, Nobili Faggiuola.
  • Sede: Palazzo Alberti, via Niccolò 1.
  • Protettore: Martino.
  • Oratorio: Chiesa di Santa Croce, via di Santa Croce.
  • Giornale periodico: “Il mazzafrusto“.
  • Lance d’oro: 34.
  • Ultima vittoria: 21 giugno 2008 (Marco Cherici, Alessandro Vannozzi).

Quartiere di Porta Sant’Andrea

Stemma di Porta Sant’Andrea

  • Colori: bianco e verde.
  • Raffigurazione araldica dell’emblema: «Di verde alla croce di Sant’Andrea d’argento».
  • Territorio: settore sud-est città. Al quartiere inoltre associate le antiche Cortine di Porta Sant’Andrea e la Visconteria di Cegliolo.
  • Motto: “Divus Andreas superior discendit“.
  • Casate città: Conti di Bivignano, Guillichini, Lambardi da Mammi, Testi.
  • Casate del contado: Barbolani Conti di Montauto, Marchesi del Monte Santa Maria, Mattesini conti di Catenaia
  • Sede: Palazzo Giusto, via delle Gagliarde 2.
  • Protettore: Sant’Andrea Guasconi.
  • Oratorio: Chiesa di Sant’Agostino, Sant’Agostino.
  • Capitano: Andrea Lanzi
  • Rettore: Maurizio Carboni
  • Giornale periodico: “Il Bando“.
  • Lance d’oro: 30.
  • Ultima vittoria: 7 settembre 2008 (Stefano Cherici, Enrico Vedovini).

Quartiere di Porta Santo Spirito

noto come “Quartiere Colombina”.

  • Colori: giallo e azzurro.
  • Raffigurazione araldica dell’emblema: «D’azzurro al ponte di tre archi al naturale, caricato al di sopra di quello centrale, più alto, da lettera M cimata da croce di nero, e cimato da cinta muraria con tre torri al naturale, sormontato dalla colomba dello Spirito Santo raggiante d’oro».
  • Territorio: settore sud-ovest città. Al quartiere inoltre associate le antiche Cortine di Porta del Borgo, la Visconteria del Piano di e la Visconteria Valdambra fino all’Arno.
  • Motto: “Ex antiquitate ardor“.
  • Casate città: Albergotti (unica casata aretina con esponenti ancora in vita), Azzi, Camaiani, Guasconi.
  • Casate del contado: Pazzi del Valdarno, Tolomei del Calcione.
  • Sede: Bastioni di Porta Santo Spirito, via Niccolò Aretino 4.
  • Protettore: Jacopo.
  • Oratorio: Chiesa di Sant’Antonio, via Vittorio Veneto.
  • Giornale periodico: “Il Bastione“.
  • Lance d’oro: 26.

Ultima vittoria: 3 settembre 2006 (Carlo Farsetti, Luca Veneri).

Il Corteo Storico

Esibizione degli Sbandieratori Città di nell’edizione notturna Giostra del Saracino

La Giostra odierna è preceduta dall’esibizione degli Sbandieratori e accompagnata dal rullo dei tamburi e dal suono delle chiarine del Gruppo Musici, indi seguita dall’entrata in di tutto il corteggio storico Giostra. Oltre trecento figuranti (311 la precisione) negli splendidi costumi d’epoca fanno il loro ingresso (secondo l’ordine stabilito nel 1961 sulla base di un “canovaccio” di regia di Fulvio Tului) in Grande, accompagnati dal calore e dagli applausi dei quartieristi stipati nelle tribune e ai lati .

Il Maestro di Campo, massima autorità sulla Lizza, seguito dal suo vice

Il primo ad entrare è l’Araldo, poi la Magistratura Giostra (composta dal Primo Magistrato e da altri 7 magistrati), la Giuria (formata dal Primo Giudice e da altri 4 giudici), il Cancelliere, i Famigli del Buratto, i Valletti ( portano la Lancia d’oro, il trofeo Giostra), i Fanti del Comune e il Maestro di Campo ( rappresenta il comandante delle milizie e sul campo è la massima autorità) affiancato dal proprio vice. È quindi la volta del Gruppo Musici (23 chiarine, 10 tamburi e un portalabaro) e degli sbandieratori, impugnano le bandiere dei 39 comuni Provincia di . Questi realizzano un’esibizione, in ogni edizione ispirata ad un diverso tema, dalla pregevolissima fattura e con acrobazie di rara maestria.

L’ingresso del Corteo Storico in Grande

A questo punto entrano i figuranti dei quattro Quartieri, preceduti dai rispettivi Rettori (le più alte cariche quartieriste) e dai portatori degli emblemi delle Casate associate al Quartiere. Il corteo di ogni Quartiere consta di un paggetto (solitamente un bambino), 4 tamburini, i vessilliferi recanti emblemi delle rispettive Casate, 4 dame affiancate dai relativi paggi, nonché 12 armigeri e altrettanti balestrieri agli ordini di un Maestro d’Arme. Quindi fanno il loro ingresso i Capitani dei Quartieri.

Infine sfilano correndo coi rispettivi cavalli sulla lizza, quasi a provare il compito di lì a poco li attende, 8 giostratori (2 Quartiere) prenderanno parte alla gara.

È quindi il turno dei Musici intonano l’Inno Giostra del Saracino (divenuto ormai un vero e proprio inno città di ), cantato da tutta la . Al termine l’Araldo legge alla la “Disfida di Buratto“, sorta di dichiarazione di guerra del Re delle Indie ai cavalieri aretini.

Successivamente il Maestro di Campo dà l’ordine ai balestrieri dei Quartieri di impugnare le armi e scagliare al cielo le frecce al grido “!“. Quindi avviene la formale richiesta del permesso di correr giostra alla Magistratura. In caso di risposta affermativa (come accade sempre) l’Araldo annuncia la prima carriera.

La Gara [modifica]

I due Famigli pronti ad arrestare l’impetuosa azione del Saracino (Buratto) appena colpito dalla lancia di un cavaliere

Lo svolgimento delle carriere Giostra del Saracino è disciplinata dal relativo “Regolamento tecnico“.

Ogni Quartiere dispone di due giostratori (o “cavalieri”) e ha diritto a due carriere, vengono corse secondo l’ordine estratto la domenica precedente presso il Palazzo Civico. In ogni carriera il giostratore impugna lunga lancia di legno di noce: al segnale dato dal Maestro di Campo cavalca lungo la lizza (la striscia di terra battuta percorre in obliquo Grande) e si lancia contro il Buratto, un fantoccio dotato di uno scudo mano sinistra e un mazzafrusto (lo strumento medievale composto da frusta con tre corde, cui estremità stanno delle palle di piombo; nel caso Giostra del Saracino, motivi di sicurezza, le palle di cuoio e pesano 250 grammi l’) destra.

Prima di ogni carriera i Famigli (cioè i responsabili) del Buratto caricano la molla di quest’ultimo ( permette al Buratto di ruotare su sé stesso volta colpito dalla lancia dei giostratori) e sullo scudo appongono un cartellone.

Il cartellone

Schema del cartellone apposto allo scudo del Buratto

Il cartellone apposto allo scudo del Buratto è di forma rettangolare e diviso in settori, a ciascuno dei quali corrisponde un punteggio. la precisione, il centro (segnato con un cerchio rosso) vale 5 punti e da esso si dipartono a mo’ di croce 4 settori: quello in alto e quello a destra valgono 4 punti, quello in basso e quello a sinistra valgono 2. Ai lati “croce” si trovano altri 4 settori: quello in alto a destra vale 3 punti, quello in basso a sinistra 1 punto, altri valgono 2. Infine il contorno (in alto, a destra e in basso) vale 1. I punteggi più ambiti il 5, ò è molto difficile e riesce a pochi giostratori, e il 4. Lo scopo è naturalmente quello di colpire con la lancia lo scudo cercando di realizzare il punteggio più alto.

L’individuazione del punto d’impatto con il cartellone dello scudo è facilitata dalla presenza punta lancia di un carboncino, alla cui estremità si trova pure un ago. Quindi la parte del cartellone colpita viene chiaramente marcata, così da facilitare il lavoro Giuria.

Il mazzafrusto

Il colpo deve ò essere rapido, poiché nel Buratto è presente molla scatta al momento dell’impatto tra la lancia e lo scudo, facendolo ruotare su sé stesso: se pertanto il cavaliere è lento, rischia di venir colpito dal mazzafrusto. Le palle del mazzafrusto ricoperte di inchiostro blu: in tal modo l’eventuale impatto tra esse e la schiena del giostratore sarà facilmente ravvisabile e comporterà la decurtazione di 2 punti (ai sensi dell’art. 37 del Regolamento tecnico).

La decurtazione dei 2 punti può essere decisa dalla Giuria in presenza di carriera giudicata troppo lenta (art. 35), in assenza di contatto con il mazzafrusto. Se, peggio, la carriera è così lenta (e l’impatto tra la lancia e lo scudo è così debole) il Buratto ruota, il giostratore perde tutti i punti. Circa la mancata rotazione occorre ò verificare le cause: il 7 settembre 2003 il giostratore Carlo Farsetti di Porta Santo Spirito colpì infatti il buratto a velocità normale, ma l’automa ruotò, provocando oltretutto la rovinosa caduta del cavaliere. Immediatamente venne appurato un difetto ad molla, così la Giuria ordinò la ripetizione carriera.

D’altra parte, se l’impatto è così violento da disarmare il buratto del suo mazzafrusto, il giostratore ottiene un punteggio supplementare, proporzionale al numero di palle si staccate (1, 2 o 4 punti rispettivamente 1, 2 o 3 palle; art. 37).

La lancia

Carriera del Cavaliere di Porta del Foro

Carriera del Cavaliere di Porta S. Spirito

Il giostratore deve sostenere l’urto con il buratto e finire la carriera con la lancia ben salda in mano: nel caso in cui questa cada in terra, il cavaliere perde tutti i punti marcati (art. 42), a meno egli sia riuscito ad asportare l’intero mazzafrusto (art. 37). La stessa conseguenza si ha nel caso in cui il giostratore si rifiuti di presentarsi alla Giuria (art. 39 lett. a). Se invece vi giunge appiedato vengono decurtati 2 punti dal punteggio ottenuto (art. 39 lett. b).

D’altra parte, se l’impatto è così forte da spezzare la lancia, il giostratore ottiene il doppio dei punti conseguiti sul tabellone (art. 43).

Punteggio

Il punteggio più alto possibile è pertanto il 14, si ha nel caso in cui il giostratore centra il 5, spezza la lancia e provoca il distacco delle 3 palle del mazzafrusto. Di fatto il più alto punteggio mai realizzato è del giostratore di Porta Santo Spirito Carlo Farsetti il 20 giugno 1999 ottenne un 10, centrando il 5 e spezzando la lancia.

volta il giostratore ha concluso la carriera restituisce la lancia alla Giuria, cui nel frattempo è stato consegnato il cartellone posto sullo scudo del Buratto. I giudici analizzano il cartellone e la lancia stessa, verificarne l’integrità. volta emanato il verdetto, lo consegnano al Cancelliere, a sua volta lo porta dall’Araldo la lettura alla .

Spareggi

Se, volta concluse le 2 carriere ordinarie, vi almeno due Quartieri a parità di punti si procede carriere di spareggio. Queste si corrono finché si ha disparità nei punteggi.

Vittoria

Vince la Giostra del Saracino il Quartiere realizza il punteggio più alto. Al Rettore del Quartiere vincitore viene consegnata la Lancia d’oro, poi viene portata in trionfo le vie città fino al Duomo (dove i quartieristi cantano un Te Deum di ringraziamento alla Madonna del Conforto di ) e poi alla sede del Quartiere.

Vincitori delle ultime due giostre

  • 21 giugno 2008 – Porta Crucifera (giostratori Marco Cherici e Alessandro Vannozzi) – 33esima lancia
  • 7 settembre 2008 – Porta Sant’Andrea (giostratori Enrico Vedovini e Stefano Cherici) – 30esima lancia

La settimana Giostra

La lizza ed il buratto vengono posti in Grande almeno settimana prima dello svolgimento Giostra, così da permettere ai fantini di allenarsi. Il giovedì antecedente alla Giostra di giugno e il venerdì antecedente alla Giostra di settembre si svolge la cosiddetta provaccia, ossia prova generale di tutta la rappresentazione, gara compresa, con i figuranti privi dei costumi di scena. Tradizionalmente si pensa chi vinca la provaccia si assicuri la perdita futura Giostra, consolandosi comunque con un banchetto offerto dal comune.

La sera vigilia Giostra ogni quartiere svolge nei propri locali la cena propiziatoria.

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Prima che il tempo conoscesse il rumore della pioggia

maggio 12, 2009 · Filed Under Eventi · Comment 
Si inaugura giovedì 30 aprile 18.00 presso i locali Galleria Comunale in p.zza Francesco la mostra di Luciano Radicati dal titolo:"…Prima il tempo conoscesse il rumore pioggia…", opere 2004-2009.
La mostra, ad ingresso libero, gode del patrocinio del Consiglio Regionale Regione , sarà visitabile fino al 7 giugno.

L’esposizione è l’evidente "sostanzialità" di di creatività trova in questo ultimo ciclo il raggiungimento di un’idea rimanda alla notte dei tempi e ha continuamente scosso il pensiero creativo di Radicati, un pensiero rivolto "verso l’alto ed etereo universo spirituale", tracce avvolgono e proiettano "verso il cosmo".

BIOGRAFIA

Luciano Radicati è nato ad ed ha studiato arte a Firenze, ha studiato la vita a Parigi, ha collezionato maschere etniche, ha lavorato, ha disegnato modelli, la più grande industria orafa del mondo. Poi ha piantato tutto e si è così dire ritirato a dipingere, creare oggetti, plasmare terracotte, circondato dall’ammirazione e dalla tranquillità familiare.

A metà degli Settanta entra più grande azienda orafa, la Uno a Erre, operando nel settore artistico, dove si trova a contatto con scultori e medaglisti di chiara fama.

E’ il 1982, l’anno in cui Radicati inizia a sviluppare la propria ricerca artistica, nascono i primi cicli pittorici: "IL TEMPO DELL’ECLISSI",1983-84, "IL GIOCO DELLE MUTAZIONI",1985-1986, " ACQUARI",1987-1988," GRANDI TRONI AL TEMPO DEI SOGNI",1989-91.
Questi cicli alternati ad esposizioni e viaggi conoscitivi sia in Italia all’estero.

Nell’aprile 1990 espone ad Ariccia, , a Palazzo Chigi, in mostra curata da M.APA.
Nel settembre 1990 espone a Parigi rassegna "FIGURATION CRITIQUE", Gran Palais.
Nel gennaio-febbraio 1991 espone al Museo d’Arte Contemporanea di Mosca, Galleria Tretakiov.
Nel marzo-aprile dello stesso anno espone al Salone degli Artisti di Pietroburgo e nel maggio-giugno alla Fondazione Santillana Torre de Borga, Santander, Spagna.
Nell’ottobre 1991 espone alla Salles dur Rundetarm, Copenaghen.
Nel novembre 1994 "ESPACE GRAN PALAIS TOUR EIFFEL", Parigi, "FIGURATION CRITIQUE".

Importante ai fini sua ricerca il viaggio in Cina nel 1991, con soggiorni a Pechino, Xian e Shangai lo porteranno a evocare e dialogare con simboli visibili divinità ancestrali. Viaggio alla ricerca di uno "SPAZIO POETICO", con situazioni e occasioni esistenziali di natura metafisica.

Dal 1992 al 2001 Radicati maturerà nuove esperienze pittoriche, tra le quali spiccano: "GLASS ART", "LUCI DEL MEDITERRANEO", "PROFILO DI DONNA", "ICONOGRAFIE TEMPORALI", "ERBE SACRE", "MIRABILIA", "LA SFINGE", "EVENTI RIFLESSI".

Dal 2001 al 2004 interrompe la sua attività artistica riprenderla successivamente con rinnovato spirito creativo, esponendo nel maggio del 2003 "Kaos" residenza d’arte, Poggio Madonna dell’Ulivo, Torrita di Siena. "IL QUINTO SOLE", Palazzo Brunori, . Aprile-maggio 2004, organizzata dalla Provincia di con il patrocinio Regione .
"ECLECTICA", Palazzo Panciatichi, Firenze, giugno 2006, a cura del Consiglio Regione , "GIOIELLI D’AUTORE", alla Galleria Due Arte Contemporanea ad , maggio 2006.
Palazzo La Moderna, Cortona, agosto 2007.

(Dal 30/04/2009 al 07/06/2009)

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