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La Giostra del Saracino di Arezzo

maggio 13, 2009 · Filed Under Senza categoria · Comment 

Giostra del Saracino ()

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La Giostra del Saracino è una rievocazione storica si tiene nella città di . Vi partecipano i quattro quartieri in cui è suddivisa la città, ovvero: il Quartiere di Crucifera (conosciuto anche come Colcitrone), il Quartiere di del Foro (conosciuto anche come San Lorentino), il Quartiere di Sant’Andrea e il Quartiere di Santo Spirito (conosciuto anche come Quartiere Colombina).

Nobili cavalieri di casata schierati sulla Lizza durante il corteo storico. I costumi degli oltre 300 figuranti prendono parte al corteggio rievocano il passato medievale città di

La Giostra

I Fanti del Comune di

Il cavaliere dei Guillichini, nobile casata del Quartiere di Sant’Andrea, durante il corteo storico

La Giostra del Saracino si corre nella Grande di il penultimo sabato del mese di giugno (Giostra di San Donato) in notturna e la prima domenica del mese di settembre (Giostra di settembre) pomeriggio.

Gli attori principali rievocazione sono i Quartieri ed i loro quartieristi.

La storia Giostra

Le origini Giostra

La Giostra è una rievocazione storica in costume di stampo medievale si svolge ad da secoli, presumibilmente dal XIII secolo.

Si tratta di un antico gioco cavalleresco affonda le sue origini Medioevo e consiste colpire un bersaglio, posto sullo scudo del Buratto (un automa girevole impersona il “Re delle Indie”), con un colpo di lancia al termine di una veloce carriera a cavallo. Il tutto senza farsi colpire dal mazzafrusto, imbracciato dal Buratto stesso, il quale viene azionato da un meccanismo a molla.

In principio probabilmente questo cavalcare contro un fantoccio era un esercizio militare, lentamente assunse i connotati di manifestazione nella quale si sfidavano i cavalieri durante particolari celebrazioni o semplicemente dimostrare la propria abilità. Di torneamenti e giostre visti in terra di parla espressamente Dante Alighieri, all’inizio del XXII canto ’Inferno, in alcune celebri terzine:

« Io vidi già cavalier muover campo,
e cominciar stormo a far lor mostra,
e tal volta partir loro scampo;

corridor vidi la terra vostra,

o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;

quando con trombe, e quando con campane,

con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane; »
(Dante Alighieri, La Divina Commedia – Inferno, Canto XXII, 1-9)

Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi nella città di festeggiare il felice esito di una missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate curia avignonese novembre 1331 dai Tarlati, signori di .

Il Capitano del Quartiere di Crucifera

Rinascimento questi spettacoli diventarono una grande attrazione; abbiamo notizie certe di “giostre ad burattum tutto il XVI secolo, durante la venuta di famosi personaggi in città o importanti ricorrenze, come la manifestazione del 1535 dedicata a San Donato. Anche Seicento furono molto diffuse le giostre e, da quella del 1677 in onore a San Niccolò, abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti. giostra del 1684 invece ci fa un ampio e dettagliato resoconto Federigo Nomi, anghiarese, al quale è stata dedicata l’edizione del Settembre 2005, nella ricorrenza del III centenario morte. Un altro famoso torneo fu quello le celebrazioni petrarchesche del 1904, si svolse sul tondo del Prato (il parco antistante la Fortezza Medicea) e dove a esibirsi giunsero i Dragoni di casa Savoia.

I quartieri medioevo

Armigeri del Quartiere di del Foro

Balestrieri e Armigeri del quartiere di S. Andrea

Dagli Statuti del 1327 apprendiamo in quell’ era suddivisa in 4 quartieri: Crucifera, Sant’Andrea, del Foro e Burgi (il cui territorio corrisponde a quello ’attuale Santo Spirito, e ’omonimo quintiere prenderà parte sola edizione del 1931), avevano giurisdizione anche oltre le mura cittadine, su di un territorio diviso in tre fasce concentriche.

Le prime due erano le “Camparie“, rappresentavano la zona subito fuori le mura, e le “Cortine“, si estendevano all’incirca cinque miglia. Queste prime due ripartizioni prendevano direttamente il nome dalle quattro porte di appartenenza. Crucifera controllava le Camparie e le Cortine a nord-est, Sant’Andrea a sud-est, del Foro a nord-ovest e Burgi a sud-ovest. Poi vi era la terza fascia, formata da cinque “Viscontarie inglobavano quel territorio comprendente gli altri comuni e comunelli facenti parte del comitato aretino.

Le Viscontarie erano chiamate di Montagna, di Verona, di Cegliolo, del Piano d’ e Valdambra.

  • Crucifera aveva giurisdizione su quella di Verona, ovvero l’alta valle del Tevere.
  • Sant’Andrea aveva competenza su quella di Cegliolo (fascia sub-appenninica e collinare andava dal cortonese fino alle pendici meridionali ’Alpe di Catenaia, delimitata suo lato a sud-ovest dalle paludi Chiana).
  • del Foro aveva sfera d’azione sulla Viscontaria di Montagna (il Casentino) e su quella di Valdambra a destra ’Arno.
  • Burgi infine aveva capitolo sul Piano d’, quindi la Valdichiana oltre le paludi (da Civitella a Foiano) e la Visconteria di Valdambra a sinistra ’Arno.

Nella loro porzione di Camparie, Cortine e Viscontarie, le quattro porte avevano potestà in materia civile, di giustizia e di pagamento dei dazi.

Le casate di città e quelle del contado

Il corteo oggi anticipa la Giostra vede sfilare anche gli emblemi e i cavalieri delle famiglie nobili città e del contado, nei territori abbinati ai quartieri possedevano la dimora o avevano avuto feudi e consorterie, quindi peso politico e militare prima ’ascesa del libero Comune.

  • A Crucifera sono assegnati i Bacci, i Bostoli, i Brandaglia e i Pescioni e quanto riguarda il contado i nobili Faggiuola e i Conti di Montedoglio.
  • A Sant’Andrea le famiglie cittadine dei Conti di Bivignano, i Guillichini, i Lambardi da Mammi e i Testi e i consortati nobiliari dei Barbolani Conti di Montauto e dei Marchesi Bourbon del Monte Santa Maria e dei “De Mattes conti di Catenaia”.
  • A del Foro i Grinti di Catenaia, i Sassoli, i Tarlati di Pietramala, gli Ubertini e le consorterie dei Conti Guidi di Romena e dei Cattani Chiassa.
  • A Burgi, infine, le casate di città degli Albergotti, degli Azzi, dei Camaiani e dei Guasconi e quelle del contado dei Pazzi del Valdarno e dei Tolomei del Calcione.

La Giostra oggi

Paggetto del Comune di con la lancia d’oro, il trofeo Giostra del Saracino

La prima edizione dei nostri giorni si svolse il 7 agosto 1931, data in cui ricorre la festa del Patrono d’, San Donato. Secondo la tradizione, la rievocazione storica fu riportata in vita a seguito di un ritrovamento fatto da Alfredo Bennati 1930 nella biblioteca civica. Si narra il Bennati fosse ricerca ricetta di un dolce e incappò casualmente in documenti medievali descrivevano lo svolgersi di una giostra fra i cavalieri delle nobili casate d’ e del “Contado“. La giostra avrebbe avuto quale scopo quello d’allenare i cavalieri aretini combattere i predoni dalle coste si avventuravano fino nell’entroterra. questo si raffigurava il Buratto come “Re delle Indie” e con foggie medio-orientali.

Il 7 agosto 1931 il podestà Pier Lodovico Occhini ripristinò in chiave moderna la Giostra del Saracino. Se le edizioni del passato erano state ù altro un modo marcare le differenze di classe, con quelle ’era moderna entrò in gioco il carattere agonistico. Si pensò così di suddividere il territorio cittadino in ù parti e a ognuno di questi settori vennero assegnati dei giostratori li avrebbero rappresentati.

La città venne così suddivisa in 5 zone, dette “quintieri“: Crocifera (colori bianco e verde), Fori (giallo e cremisi), Santo Spirito (azzurro e oro), Saione (bianco, rosso e verde) e Burgi (rosso, verde e oro). A quest’ultimo quintiere andò la vittoria prima giostra del XX secolo[1].

Già dal 1932 ò si cambiò e si decise definitivamente di ambientare la manifestazione XIV secolo, la splendida epoca dei Tarlati. Allo stesso tempo il territorio città venne suddiviso in 4 quartieri, così com’era Trecento.
Anzitutto Crocifera e Fori mutarono i propri nomi in quelli attuali di “ Crucifera” e “ del Foro”. Poi il quintiere di Saione fu inglobato da Santo Spirito, mentre la zona assegnata in maniera veritiera l’ prima a Burgi venne in gran parte assorbita da Crucifera, a sua volta cambiò i propri colori in quelli del quintiere inglobato. Sempre Crucifera cedette i vecchi colori e parte del suo territorio neonata Sant’Andrea.
L’unica variazione rispetto al Medioevo venne data da Santo Spirito, sostituì Burgi nell’abbinamento parte sud-ovest di .

I Quartieri

Quartiere di del Foro

Stemma di del Foro

noto anche come “San Lorentino”.

  • Colori: giallo e cremisi.
  • Raffigurazione araldica ’emblema: «Di cremisi chimera di rivoltata».
  • Territorio: settore nord-ovest città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di del Foro, la Visconteria di Montagna e la Visconteria Valdambra oltre l’Arno.
  • Motto: “Tria capita, una mens“.
  • Casate città: Grinti di Catenaia, Sassoli, Ubertini, Tarlati.
  • Casate del contado: Cattani Chiassa, Conti Guidi di Romena.
  • : nei locali di San Lorentino.
  • Protettori: Santi Lorentino e Pergentino.
  • Oratorio: Chiesa di San Domenico, Fossombroni.
  • Giornale periodico: “Lancia in Resta“.
  • Lance d’oro: 26.
  • Ultima vittoria: 2 settembre 2007 (Enrico Giusti, Gabriele Veneri).

Quartiere di Crucifera

Stemma di Crucifera

noto anche come “Colcitrone”

  • Colori: rosso e verde.
  • Raffigurazione araldica ’emblema: «Partito: primo di verde al monte di tre colli d’oro all’italiana cimato da una croce dello stesso; secondo di rosso al campanile Pieve di finestrato di nero ed affiancato da due torri pure d’oro aperte e finestrate di nero».
  • Territorio: settore nord-est città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di Crucifera e la Visconteria Verona.
  • Motto: “Maior crux, excelsior gloria”.
  • Casate città: Bacci, Bostoli, Brandaglia, Pescioni.
  • Casate del contado: Conti di Montedoglio, Nobili Faggiuola.
  • : Palazzo Alberti, via San Niccolò 1.
  • Protettore: San Martino.
  • Oratorio: Chiesa di Santa Croce, via di Santa Croce.
  • Giornale periodico: “Il mazzafrusto“.
  • Lance d’oro: 34.
  • Ultima vittoria: 21 giugno 2008 (Marco Cherici, Alessandro Vannozzi).

Quartiere di Sant’Andrea

Stemma di Sant’Andrea

  • Colori: bianco e verde.
  • Raffigurazione araldica ’emblema: «Di verde croce di Sant’Andrea d’argento».
  • Territorio: settore sud-est città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di Sant’Andrea e la Visconteria di Cegliolo.
  • Motto: “Divus Andreas superior discendit“.
  • Casate città: Conti di Bivignano, Guillichini, Lambardi da Mammi, Testi.
  • Casate del contado: Barbolani Conti di Montauto, Marchesi del Monte Santa Maria, Mattesini conti di Catenaia
  • : Palazzo San Giusto, via delle Gagliarde 2.
  • Protettore: Sant’Andrea Guasconi.
  • Oratorio: Chiesa di Sant’Agostino, Sant’Agostino.
  • Capitano: Andrea Lanzi
  • Rettore: Maurizio Carboni
  • Giornale periodico: “Il Bando“.
  • Lance d’oro: 30.
  • Ultima vittoria: 7 settembre 2008 (Stefano Cherici, Enrico Vedovini).

Quartiere di Santo Spirito

noto anche come “Quartiere Colombina”.

  • Colori: giallo e azzurro.
  • Raffigurazione araldica ’emblema: «D’azzurro al ponte di tre archi al naturale, caricato al di sopra di quello centrale, ù alto, da una lettera M cimata da una croce di nero, e cimato da una cinta muraria con tre torri al naturale, sormontato dalla colomba dello Spirito Santo raggiante d’oro».
  • Territorio: settore sud-ovest città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di del Borgo, la Visconteria del Piano di e la Visconteria Valdambra fino all’Arno.
  • Motto: “Ex antiquitate ardor“.
  • Casate città: Albergotti (unica casata aretina con esponenti ancora in vita), Azzi, Camaiani, Guasconi.
  • Casate del contado: Pazzi del Valdarno, Tolomei del Calcione.
  • : Bastioni di Santo Spirito, via Niccolò Aretino 4.
  • Protettore: San Jacopo.
  • Oratorio: Chiesa di Sant’Antonio, via Vittorio Veneto.
  • Giornale periodico: “Il Bastione“.
  • Lance d’oro: 26.

Ultima vittoria: 3 settembre 2006 (Carlo Farsetti, Luca Veneri).

Il Corteo Storico

Esibizione degli Sbandieratori Città di nell’edizione notturna Giostra del Saracino

La Giostra odierna è preceduta dall’esibizione degli Sbandieratori e accompagnata dal rullo dei tamburi e dal suono delle chiarine del Gruppo Musici, indi seguita dall’entrata in di tutto il corteggio storico Giostra. Oltre trecento figuranti (311 la precisione) negli splendidi costumi d’epoca fanno il loro ingresso (secondo l’ordine stabilito 1961 sulla base di un “canovaccio” di regia di Fulvio Tului) in Grande, accompagnati dal calore e dagli applausi dei quartieristi stipati nelle tribune e ai lati .

Il Maestro di Campo, massima autorità sulla Lizza, seguito dal suo vice

Il primo ad entrare è l’Araldo, poi la Magistratura Giostra (composta dal Primo Magistrato e da altri 7 magistrati), la Giuria (formata dal Primo Giudice e da altri 4 giudici), il Cancelliere, i Famigli del Buratto, i Valletti ( portano la Lancia d’oro, il trofeo Giostra), i Fanti del Comune e il Maestro di Campo ( rappresenta il comandante delle milizie e sul campo è la massima autorità) affiancato dal proprio vice. È quindi la volta del Gruppo Musici (23 chiarine, 10 tamburi e un portalabaro) e degli sbandieratori, impugnano le bandiere dei 39 comuni Provincia di . Questi realizzano un’esibizione, in ogni edizione ispirata ad un diverso tema, dalla pregevolissima fattura e con acrobazie di rara maestria.

L’ingresso del Corteo Storico in Grande

A questo punto entrano i figuranti dei quattro Quartieri, preceduti dai rispettivi Rettori (le ù alte cariche quartieriste) e dai portatori degli emblemi delle Casate associate al Quartiere. Il corteo di ogni Quartiere consta di un paggetto (solitamente un bambino), 4 tamburini, i vessilliferi recanti gli emblemi delle rispettive Casate, 4 dame affiancate dai relativi paggi, nonché 12 armigeri e altrettanti balestrieri agli ordini di un Maestro d’Arme. Quindi fanno il loro ingresso i Capitani dei Quartieri.

Infine sfilano correndo coi rispettivi cavalli sulla lizza, quasi a provare il compito di lì a poco li attende, gli 8 giostratori (2 Quartiere) prenderanno parte gara.

È quindi il turno dei Musici intonano l’Inno Giostra del Saracino (divenuto ormai un vero e proprio inno città di ), cantato da tutta la . Al termine l’Araldo legge la “Disfida di Buratto“, una sorta di dichiarazione di guerra del Re delle Indie ai cavalieri aretini.

Successivamente il Maestro di Campo dà l’ordine ai balestrieri dei Quartieri di impugnare le armi e scagliare al cielo le frecce al grido “!“. Quindi avviene la formale richiesta del permesso di correr giostra Magistratura. In caso di risposta affermativa (come accade sempre) l’Araldo annuncia la prima carriera.

La Gara [modifica]

I due Famigli pronti ad arrestare l’impetuosa azione del Saracino (Buratto) appena colpito dalla lancia di un cavaliere

Lo svolgimento delle carriere Giostra del Saracino è disciplinata dal relativo “Regolamento tecnico“.

Ogni Quartiere dispone di due giostratori (o “cavalieri”) e ha diritto a due carriere, vengono corse secondo l’ordine estratto la domenica precedente presso il Palazzo Civico. In ogni carriera il giostratore impugna una lunga lancia di legno di noce: al segnale dato dal Maestro di Campo cavalca lungo la lizza (la striscia di terra battuta percorre in obliquo Grande) e si lancia contro il Buratto, un fantoccio dotato di uno scudo nella mano sinistra e un mazzafrusto (lo strumento medievale composto da una frusta con tre corde, alle cui estremità stanno delle palle di piombo; caso Giostra del Saracino, motivi di sicurezza, le palle sono di cuoio e pesano 250 grammi l’una) nella destra.

Prima di ogni carriera i Famigli (cioè i responsabili) del Buratto caricano la molla di quest’ultimo ( permette al Buratto di ruotare su sé stesso una volta colpito dalla lancia dei giostratori) e sullo scudo appongono un cartellone.

Il cartellone

Schema del cartellone apposto allo scudo del Buratto

Il cartellone apposto allo scudo del Buratto è di forma rettangolare e diviso in settori, a ciascuno dei quali corrisponde un punteggio. la precisione, il centro (segnato con un cerchio rosso) vale 5 punti e da esso si dipartono a mo’ di croce 4 settori: quello in alto e quello a destra valgono 4 punti, quello in basso e quello a sinistra valgono 2. Ai lati “croce” si trovano altri 4 settori: quello in alto a destra vale 3 punti, quello in basso a sinistra 1 punto, gli altri valgono 2. Infine il contorno (in alto, a destra e in basso) vale 1. I punteggi ù ambiti sono il 5, ò è molto difficile e riesce a pochi giostratori, e il 4. Lo scopo è naturalmente quello di colpire con la lancia lo scudo cercando di realizzare il punteggio ù alto.

L’individuazione del punto d’impatto con il cartellone dello scudo è facilitata dalla presenza nella punta lancia di un carboncino, cui estremità si trova pure un ago. Quindi la parte del cartellone colpita viene chiaramente marcata, così da facilitare il lavoro Giuria.

Il mazzafrusto

Il colpo deve ò essere rapido, poiché Buratto è presente una molla scatta al momento ’impatto tra la lancia e lo scudo, facendolo ruotare su sé stesso: se pertanto il cavaliere è lento, rischia di venir colpito dal mazzafrusto. Le palle del mazzafrusto sono ricoperte di inchiostro blu: in tal modo l’eventuale impatto tra esse e la schiena del giostratore sarà facilmente ravvisabile e comporterà la decurtazione di 2 punti (ai sensi ’art. 37 del Regolamento tecnico).

La decurtazione dei 2 punti può essere decisa dalla Giuria in presenza di una carriera giudicata troppo lenta (art. 35), anche in assenza di contatto con il mazzafrusto. Se, peggio, la carriera è così lenta (e l’impatto tra la lancia e lo scudo è così debole) il Buratto ruota, il giostratore perde tutti i punti. Circa la mancata rotazione occorre ò verificare le cause: il 7 settembre 2003 il giostratore Carlo Farsetti di Santo Spirito colpì infatti il buratto a velocità normale, ma l’automa ruotò, provocando oltretutto la rovinosa caduta del cavaliere. Immediatamente venne appurato un difetto ad una molla, così la Giuria ordinò la ripetizione carriera.

D’altra parte, se l’impatto è così violento da disarmare il buratto del suo mazzafrusto, il giostratore ottiene un punteggio supplementare, proporzionale al numero di palle si sono staccate (1, 2 o 4 punti rispettivamente 1, 2 o 3 palle; art. 37).

La lancia

Carriera del Cavaliere di del Foro

Carriera del Cavaliere di S. Spirito

Il giostratore deve sostenere l’urto con il buratto e finire la carriera con la lancia ben salda in mano: caso in cui questa cada in terra, il cavaliere perde tutti i punti marcati (art. 42), a meno egli sia riuscito ad asportare l’intero mazzafrusto (art. 37). La stessa conseguenza si ha caso in cui il giostratore si rifiuti di presentarsi Giuria (art. 39 lett. a). Se invece vi giunge appiedato vengono decurtati 2 punti dal punteggio ottenuto (art. 39 lett. b).

D’altra parte, se l’impatto è così forte da spezzare la lancia, il giostratore ottiene il doppio dei punti conseguiti sul tabellone (art. 43).

Punteggio

Il punteggio ù alto possibile è pertanto il 14, si ha caso in cui il giostratore centra il 5, spezza la lancia e provoca il distacco delle 3 palle del mazzafrusto. Di fatto il ù alto punteggio mai realizzato è del giostratore di Santo Spirito Carlo Farsetti il 20 giugno 1999 ottenne un 10, centrando il 5 e spezzando la lancia.

Una volta il giostratore ha concluso la carriera restituisce la lancia Giuria, cui frattempo è stato consegnato il cartellone posto sullo scudo del Buratto. I giudici analizzano il cartellone e la lancia stessa, verificarne l’integrità. Una volta emanato il verdetto, lo consegnano al Cancelliere, a sua volta lo dall’Araldo la lettura .

Spareggi

Se, una volta concluse le 2 carriere ordinarie, vi sono almeno due Quartieri a parità di punti si procede alle carriere di spareggio. Queste si corrono finché si ha disparità nei punteggi.

Vittoria

Vince la Giostra del Saracino il Quartiere realizza il punteggio ù alto. Al Rettore del Quartiere vincitore viene consegnata la Lancia d’oro, poi viene portata in trionfo le vie città fino al Duomo (dove i quartieristi cantano un Te Deum di ringraziamento Madonna del Conforto di ) e poi del Quartiere.

Vincitori delle ultime due giostre

  • 21 giugno 2008 – Crucifera (giostratori Marco Cherici e Alessandro Vannozzi) – 33esima lancia
  • 7 settembre 2008 – Sant’Andrea (giostratori Enrico Vedovini e Stefano Cherici) – 30esima lancia

La settimana Giostra

La lizza ed il buratto vengono posti in Grande almeno una settimana prima dello svolgimento Giostra, così da permettere ai fantini di allenarsi. Il giovedì antecedente Giostra di giugno e il venerdì antecedente Giostra di settembre si svolge la cosiddetta provaccia, ossia una prova generale di tutta la rappresentazione, gara compresa, con i figuranti privi dei costumi di scena. Tradizionalmente si pensa chi vinca la provaccia si assicuri la perdita futura Giostra, consolandosi comunque con un banchetto offerto dal comune.

La sera vigilia Giostra ogni quartiere svolge nei propri locali la cena propiziatoria.

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