A Servigliano vince Luca Innocenzi; Ad Arezzo mostra sull’arte degli sbandieratori
Luca Innocenzi di Porta Santo Spirito vince la corsa all’anello di Castel Cementino. Quella di Servigliano è stata una gara che ha scatenato vari strascichi polemici, comunque sia resta la vittoria di Porta Santo Spirito che per il terzo anno di fila s’impone sui suoi avvesari. In…
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La nuova Italia che si formò lì a Hereford (di Luciano Lanna)
Articolo di Luciano Lanna Dal Secolo d’Italia di martedì 22 giugno 2010 Cos’è, e cos’è stato, lo “spirito di Hereford”? Due episodi, riportati nel libro che abbiamo tra le mani – Hereford, Texas: onore e filo spinato (Novecento, pp. 240, tel. 040/3498002) – ce lo spiegano…
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Spiritotrail, avete rinnovato l’abbonamento? fatelo! non ve ne pentirete
Il titolo dice tutto non ve lo ripeto per non tediarvi ulteriormente, intanto vi dico che potete chiedere tutto a redazione@spiritotrail.it e cmq qui un’anticipazione del numero del secondo anno, mese gennaio che uscito in questi giorni SPIRITO TRAIL - Anno II n. 12 gennaio 2010…
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La Giostra del Saracino di Arezzo
Giostra del Saracino (Arezzo)
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La Giostra del Saracino è una rievocazione storica che si tiene nella città di Arezzo. Vi partecipano i quattro quartieri in cui è suddivisa la città, ovvero: il Quartiere di Porta Crucifera (conosciuto anche come Colcitrone), il Quartiere di Porta del Foro (conosciuto anche come San Lorentino), il Quartiere di Porta Sant’Andrea e il Quartiere di Porta Santo Spirito (conosciuto anche come Quartiere della Colombina).
La Giostra
I Fanti del Comune di Arezzo
Il cavaliere dei Guillichini, nobile casata del Quartiere di Porta Sant’Andrea, durante il corteo storico
La Giostra del Saracino si corre nella Piazza Grande di Arezzo il penultimo sabato del mese di giugno (Giostra di San Donato) in notturna e la prima domenica del mese di settembre (Giostra di settembre) nel pomeriggio.
Gli attori principali della rievocazione sono i Quartieri ed i loro quartieristi.
La storia della Giostra
Le origini della Giostra
La Giostra è una rievocazione storica in costume di stampo medievale che si svolge ad Arezzo da secoli, presumibilmente dal XIII secolo.
Si tratta di un antico gioco cavalleresco che affonda le sue origini nel Medioevo e che consiste nel colpire un bersaglio, posto sullo scudo del Buratto (un automa girevole che impersona il “Re delle Indie”), con un colpo di lancia al termine di una veloce carriera a cavallo. Il tutto senza farsi colpire dal mazzafrusto, imbracciato dal Buratto stesso, il quale viene azionato da un meccanismo a molla.
In principio probabilmente questo cavalcare contro un fantoccio era un esercizio militare, che lentamente assunse i connotati di manifestazione nella quale si sfidavano i cavalieri durante particolari celebrazioni o semplicemente per dimostrare la propria abilità. Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla espressamente Dante Alighieri, all’inizio del XXII canto dell’Inferno, in alcune celebri terzine:
« Io vidi già cavalier muover campo,
corridor vidi per la terra vostra,
quando con trombe, e quando con campane,
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(Dante Alighieri, La Divina Commedia – Inferno, Canto XXII, 1-9)
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Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi nella città di Arezzo per festeggiare il felice esito di una missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate alla curia avignonese nel novembre 1331 dai Tarlati, signori di Arezzo.
Il Capitano del Quartiere di Porta Crucifera
Nel Rinascimento questi spettacoli diventarono una grande attrazione; abbiamo notizie certe di “giostre ad burattum” per tutto il XVI secolo, durante la venuta di famosi personaggi in città o per importanti ricorrenze, come la manifestazione del 1535 dedicata a San Donato. Anche nel Seicento furono molto diffuse le giostre e, da quella del 1677 in onore a San Niccolò, abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti. Della giostra del 1684 invece ci fa un ampio e dettagliato resoconto Federigo Nomi, anghiarese, al quale è stata dedicata l’edizione del Settembre 2005, nella ricorrenza del III centenario della morte. Un altro famoso torneo fu quello per le celebrazioni petrarchesche del 1904, che si svolse sul tondo del Prato (il parco antistante la Fortezza Medicea) e dove a esibirsi giunsero i Dragoni di casa Savoia.
I quartieri nel medioevo
Armigeri del Quartiere di Porta del Foro
Balestrieri e Armigeri del quartiere di Porta S. Andrea
Dagli Statuti del 1327 apprendiamo che in quell’anno Arezzo era suddivisa in 4 quartieri: Porta Crucifera, Porta Sant’Andrea, Porta del Foro e Porta Burgi (il cui territorio corrisponde a quello dell’attuale Porta Santo Spirito, e non dell’omonimo quintiere che prenderà parte alla sola edizione del 1931), che avevano giurisdizione anche oltre le mura cittadine, su di un territorio diviso in tre fasce concentriche.
Le prime due erano le “Camparie“, che rappresentavano la zona subito fuori le mura, e le “Cortine“, che si estendevano all’incirca per cinque miglia. Queste prime due ripartizioni prendevano direttamente il nome dalle quattro porte di appartenenza. Porta Crucifera controllava le Camparie e le Cortine a nord-est, Porta Sant’Andrea a sud-est, Porta del Foro a nord-ovest e Porta Burgi a sud-ovest. Poi vi era la terza fascia, formata da cinque “Viscontarie” che inglobavano quel territorio comprendente gli altri comuni e comunelli facenti parte del comitato aretino.
Le Viscontarie erano chiamate di Montagna, di Verona, di Cegliolo, del Piano d’Arezzo e della Valdambra.
- Porta Crucifera aveva giurisdizione su quella di Verona, ovvero l’alta valle del Tevere.
- Porta Sant’Andrea aveva competenza su quella di Cegliolo (fascia sub-appenninica e collinare che andava dal cortonese fino alle pendici meridionali dell’Alpe di Catenaia, delimitata nel suo lato a sud-ovest dalle paludi della Chiana).
- Porta del Foro aveva sfera d’azione sulla Viscontaria di Montagna (il Casentino) e su quella di Valdambra a destra dell’Arno.
- Porta Burgi infine aveva capitolo sul Piano d’Arezzo, quindi la Valdichiana oltre le paludi (da Civitella a Foiano) e la Visconteria di Valdambra a sinistra dell’Arno.
Nella loro porzione di Camparie, Cortine e Viscontarie, le quattro porte avevano potestà in materia civile, di giustizia e di pagamento dei dazi.
Le casate di città e quelle del contado
Il corteo che oggi anticipa la Giostra vede sfilare anche gli emblemi e i cavalieri delle famiglie nobili della città e del contado, che nei territori abbinati ai quartieri possedevano la dimora o avevano avuto feudi e consorterie, quindi peso politico e militare prima dell’ascesa del libero Comune.
- A Porta Crucifera sono assegnati i Bacci, i Bostoli, i Brandaglia e i Pescioni e per quanto riguarda il contado i nobili della Faggiuola e i Conti di Montedoglio.
- A Porta Sant’Andrea le famiglie cittadine dei Conti di Bivignano, i Guillichini, i Lambardi da Mammi e i Testi e i consortati nobiliari dei Barbolani Conti di Montauto e dei Marchesi Bourbon del Monte Santa Maria e dei “De Mattes conti di Catenaia”.
- A Porta del Foro i Grinti di Catenaia, i Sassoli, i Tarlati di Pietramala, gli Ubertini e le consorterie dei Conti Guidi di Romena e dei Cattani della Chiassa.
- A Porta Burgi, infine, le casate di città degli Albergotti, degli Azzi, dei Camaiani e dei Guasconi e quelle del contado dei Pazzi del Valdarno e dei Tolomei del Calcione.
La Giostra oggi
Paggetto del Comune di Arezzo con la lancia d’oro, il trofeo della Giostra del Saracino
La prima edizione dei nostri giorni si svolse il 7 agosto 1931, data in cui ricorre la festa del Patrono d’Arezzo, San Donato. Secondo la tradizione, la rievocazione storica fu riportata in vita a seguito di un ritrovamento fatto da Alfredo Bennati nel 1930 nella biblioteca civica. Si narra che il Bennati fosse alla ricerca della ricetta di un dolce e che incappò casualmente in documenti medievali che descrivevano lo svolgersi di una giostra fra i cavalieri delle nobili casate d’Arezzo e del “Contado“. La giostra avrebbe avuto quale scopo quello d’allenare i cavalieri aretini nel combattere i predoni che dalle coste si avventuravano fino nell’entroterra. Per questo si raffigurava il Buratto come “Re delle Indie” e con foggie medio-orientali.
Il 7 agosto 1931 il podestà Pier Lodovico Occhini ripristinò in chiave moderna la Giostra del Saracino. Se le edizioni del passato erano state più che altro un modo per marcare le differenze di classe, con quelle dell’era moderna entrò in gioco il carattere agonistico. Si pensò così di suddividere il territorio cittadino in più parti e a ognuno di questi settori vennero assegnati dei giostratori che li avrebbero rappresentati.
La città venne così suddivisa in 5 zone, dette “quintieri“: Porta Crocifera (colori bianco e verde), Porta Fori (giallo e cremisi), Porta Santo Spirito (azzurro e oro), Saione (bianco, rosso e verde) e Porta Burgi (rosso, verde e oro). A quest’ultimo quintiere andò la vittoria della prima giostra del XX secolo[1].
Già dal 1932 però si cambiò e si decise definitivamente di ambientare la manifestazione nel XIV secolo, la splendida epoca dei Tarlati. Allo stesso tempo il territorio della città venne suddiviso in 4 quartieri, così com’era nel Trecento.
Anzitutto Porta Crocifera e Porta Fori mutarono i propri nomi in quelli attuali di “Porta Crucifera” e “Porta del Foro”. Poi il quintiere di Saione fu inglobato da Porta Santo Spirito, mentre la zona assegnata in maniera non veritiera l’anno prima a Porta Burgi venne in gran parte assorbita da Porta Crucifera, che a sua volta cambiò i propri colori in quelli del quintiere inglobato. Sempre Porta Crucifera cedette i vecchi colori e parte del suo territorio alla neonata Porta Sant’Andrea.
L’unica variazione rispetto al Medioevo venne data da Porta Santo Spirito, che sostituì Porta Burgi nell’abbinamento alla parte sud-ovest di Arezzo.
I Quartieri
Quartiere di Porta del Foro
Stemma di Porta del Foro
noto anche come “San Lorentino”.
- Colori: giallo e cremisi.
- Raffigurazione araldica dell’emblema: «Di cremisi alla chimera di Arezzo rivoltata».
- Territorio: settore nord-ovest della città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di Porta del Foro, la Visconteria di Montagna e la Visconteria della Valdambra oltre l’Arno.
- Motto: “Tria capita, una mens“.
- Casate della città: Grinti di Catenaia, Sassoli, Ubertini, Tarlati.
- Casate del contado: Cattani della Chiassa, Conti Guidi di Romena.
- Sede: nei locali di Porta San Lorentino.
- Protettori: Santi Lorentino e Pergentino.
- Oratorio: Chiesa di San Domenico, Piazza Fossombroni.
- Giornale periodico: “Lancia in Resta“.
- Lance d’oro: 26.
- Ultima vittoria: 2 settembre 2007 (Enrico Giusti, Gabriele Veneri).
Quartiere di Porta Crucifera
Stemma di Porta Crucifera
noto anche come “Colcitrone”
- Colori: rosso e verde.
- Raffigurazione araldica dell’emblema: «Partito: nel primo di verde al monte di tre colli d’oro all’italiana cimato da una croce dello stesso; nel secondo di rosso al campanile della Pieve di Arezzo finestrato di nero ed affiancato da due torri pure d’oro aperte e finestrate di nero».
- Territorio: settore nord-est della città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di Porta Crucifera e la Visconteria della Verona.
- Motto: “Maior crux, excelsior gloria”.
- Casate della città: Bacci, Bostoli, Brandaglia, Pescioni.
- Casate del contado: Conti di Montedoglio, Nobili della Faggiuola.
- Sede: Palazzo Alberti, via San Niccolò 1.
- Protettore: San Martino.
- Oratorio: Chiesa di Santa Croce, via di Santa Croce.
- Giornale periodico: “Il mazzafrusto“.
- Lance d’oro: 34.
- Ultima vittoria: 21 giugno 2008 (Marco Cherici, Alessandro Vannozzi).
Quartiere di Porta Sant’Andrea
Stemma di Porta Sant’Andrea
- Colori: bianco e verde.
- Raffigurazione araldica dell’emblema: «Di verde alla croce di Sant’Andrea d’argento».
- Territorio: settore sud-est della città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di Porta Sant’Andrea e la Visconteria di Cegliolo.
- Motto: “Divus Andreas superior discendit“.
- Casate della città: Conti di Bivignano, Guillichini, Lambardi da Mammi, Testi.
- Casate del contado: Barbolani Conti di Montauto, Marchesi del Monte Santa Maria, Mattesini conti di Catenaia
- Sede: Palazzo San Giusto, via delle Gagliarde 2.
- Protettore: Sant’Andrea Guasconi.
- Oratorio: Chiesa di Sant’Agostino, Piazza Sant’Agostino.
- Capitano: Andrea Lanzi
- Rettore: Maurizio Carboni
- Giornale periodico: “Il Bando“.
- Lance d’oro: 30.
- Ultima vittoria: 7 settembre 2008 (Stefano Cherici, Enrico Vedovini).
Quartiere di Porta Santo Spirito
noto anche come “Quartiere della Colombina”.
- Colori: giallo e azzurro.
- Raffigurazione araldica dell’emblema: «D’azzurro al ponte di tre archi al naturale, caricato al di sopra di quello centrale, più alto, da una lettera M cimata da una croce di nero, e cimato da una cinta muraria con tre torri al naturale, sormontato dalla colomba dello Spirito Santo raggiante d’oro».
- Territorio: settore sud-ovest della città. Al quartiere sono inoltre associate le antiche Cortine di Porta del Borgo, la Visconteria del Piano di Arezzo e la Visconteria della Valdambra fino all’Arno.
- Motto: “Ex antiquitate ardor“.
- Casate della città: Albergotti (unica casata aretina con esponenti ancora in vita), Azzi, Camaiani, Guasconi.
- Casate del contado: Pazzi del Valdarno, Tolomei del Calcione.
- Sede: Bastioni di Porta Santo Spirito, via Niccolò Aretino 4.
- Protettore: San Jacopo.
- Oratorio: Chiesa di Sant’Antonio, via Vittorio Veneto.
- Giornale periodico: “Il Bastione“.
- Lance d’oro: 26.
Ultima vittoria: 3 settembre 2006 (Carlo Farsetti, Luca Veneri).
Il Corteo Storico
Esibizione degli Sbandieratori Città di Arezzo nell’edizione notturna della Giostra del Saracino
La Giostra odierna è preceduta dall’esibizione degli Sbandieratori e accompagnata dal rullo dei tamburi e dal suono delle chiarine del Gruppo Musici, indi seguita dall’entrata in Piazza di tutto il corteggio storico della Giostra. Oltre trecento figuranti (311 per la precisione) negli splendidi costumi d’epoca fanno il loro ingresso (secondo l’ordine stabilito nel 1961 sulla base di un “canovaccio” di regia di Fulvio Tului) in Piazza Grande, accompagnati dal calore e dagli applausi dei quartieristi stipati nelle tribune e ai lati della Piazza.
Il Maestro di Campo, massima autorità sulla Lizza, seguito dal suo vice
Il primo ad entrare è l’Araldo, poi la Magistratura della Giostra (composta dal Primo Magistrato e da altri 7 magistrati), la Giuria (formata dal Primo Giudice e da altri 4 giudici), il Cancelliere, i Famigli del Buratto, i Valletti (che portano la Lancia d’oro, il trofeo della Giostra), i Fanti del Comune e il Maestro di Campo (che rappresenta il comandante delle milizie e che sul campo è la massima autorità) affiancato dal proprio vice. È quindi la volta del Gruppo Musici (23 chiarine, 10 tamburi e un portalabaro) e degli sbandieratori, che impugnano le bandiere dei 39 comuni della Provincia di Arezzo. Questi realizzano un’esibizione, in ogni edizione ispirata ad un diverso tema, dalla pregevolissima fattura e con acrobazie di rara maestria.
L’ingresso del Corteo Storico in Piazza Grande
A questo punto entrano i figuranti dei quattro Quartieri, preceduti dai rispettivi Rettori (le più alte cariche quartieriste) e dai portatori degli emblemi delle Casate associate al Quartiere. Il corteo di ogni Quartiere consta di un paggetto (solitamente un bambino), 4 tamburini, i vessilliferi recanti gli emblemi delle rispettive Casate, 4 dame affiancate dai relativi paggi, nonché 12 armigeri e altrettanti balestrieri agli ordini di un Maestro d’Arme. Quindi fanno il loro ingresso i Capitani dei Quartieri.
Infine sfilano correndo coi rispettivi cavalli sulla lizza, quasi a provare il compito che di lì a poco li attende, gli 8 giostratori (2 per Quartiere) che prenderanno parte alla gara.
È quindi il turno dei Musici che intonano l’Inno della Giostra del Saracino (divenuto ormai un vero e proprio inno della città di Arezzo), cantato da tutta la Piazza. Al termine l’Araldo legge alla Piazza la “Disfida di Buratto“, una sorta di dichiarazione di guerra del Re delle Indie ai cavalieri aretini.
Successivamente il Maestro di Campo dà l’ordine ai balestrieri dei Quartieri di impugnare le armi e scagliare al cielo le frecce al grido “Arezzo!“. Quindi avviene la formale richiesta del permesso di correr giostra alla Magistratura. In caso di risposta affermativa (come accade sempre) l’Araldo annuncia la prima carriera.
La Gara [modifica]
Lo svolgimento delle carriere della Giostra del Saracino è disciplinata dal relativo “Regolamento tecnico“.
Ogni Quartiere dispone di due giostratori (o “cavalieri”) e ha diritto a due carriere, che vengono corse secondo l’ordine estratto la domenica precedente presso il Palazzo Civico. In ogni carriera il giostratore impugna una lunga lancia di legno di noce: al segnale dato dal Maestro di Campo cavalca lungo la lizza (la striscia di terra battuta che percorre in obliquo Piazza Grande) e si lancia contro il Buratto, un fantoccio dotato di uno scudo nella mano sinistra e un mazzafrusto (lo strumento medievale composto da una frusta con tre corde, alle cui estremità stanno delle palle di piombo; nel caso della Giostra del Saracino, per motivi di sicurezza, le palle sono di cuoio e pesano 250 grammi l’una) nella destra.
Prima di ogni carriera i Famigli (cioè i responsabili) del Buratto caricano la molla di quest’ultimo (che permette al Buratto di ruotare su sé stesso una volta colpito dalla lancia dei giostratori) e sullo scudo appongono un cartellone.
Il cartellone
Il cartellone apposto allo scudo del Buratto è di forma rettangolare e diviso in settori, a ciascuno dei quali corrisponde un punteggio. Per la precisione, il centro (segnato con un cerchio rosso) vale 5 punti e da esso si dipartono a mo’ di croce 4 settori: quello in alto e quello a destra valgono 4 punti, quello in basso e quello a sinistra valgono 2. Ai lati della “croce” si trovano altri 4 settori: quello in alto a destra vale 3 punti, quello in basso a sinistra 1 punto, gli altri valgono 2. Infine il contorno (in alto, a destra e in basso) vale 1. I punteggi più ambiti sono il 5, che però è molto difficile e riesce a pochi giostratori, e il 4. Lo scopo è naturalmente quello di colpire con la lancia lo scudo cercando di realizzare il punteggio più alto.
L’individuazione del punto d’impatto con il cartellone dello scudo è facilitata dalla presenza nella punta della lancia di un carboncino, alla cui estremità si trova pure un ago. Quindi la parte del cartellone colpita viene chiaramente marcata, così da facilitare il lavoro della Giuria.
Il mazzafrusto
Il colpo deve però essere rapido, poiché nel Buratto è presente una molla che scatta al momento dell’impatto tra la lancia e lo scudo, facendolo ruotare su sé stesso: se pertanto il cavaliere è lento, rischia di venir colpito dal mazzafrusto. Le palle del mazzafrusto sono ricoperte di inchiostro blu: in tal modo l’eventuale impatto tra esse e la schiena del giostratore sarà facilmente ravvisabile e comporterà la decurtazione di 2 punti (ai sensi dell’art. 37 del Regolamento tecnico).
La decurtazione dei 2 punti può essere decisa dalla Giuria in presenza di una carriera giudicata troppo lenta (art. 35), anche in assenza di contatto con il mazzafrusto. Se, peggio, la carriera è così lenta (e l’impatto tra la lancia e lo scudo è così debole) che il Buratto non ruota, il giostratore perde tutti i punti. Circa la mancata rotazione occorre però verificare le cause: il 7 settembre 2003 il giostratore Carlo Farsetti di Porta Santo Spirito colpì infatti il buratto a velocità normale, ma l’automa non ruotò, provocando oltretutto la rovinosa caduta del cavaliere. Immediatamente venne appurato un difetto ad una molla, così che la Giuria ordinò la ripetizione della carriera.
D’altra parte, se l’impatto è così violento da disarmare il buratto del suo mazzafrusto, il giostratore ottiene un punteggio supplementare, proporzionale al numero di palle che si sono staccate (1, 2 o 4 punti rispettivamente per 1, 2 o 3 palle; art. 37).
La lancia
Carriera del Cavaliere di Porta del Foro
Carriera del Cavaliere di Porta S. Spirito
Il giostratore deve sostenere l’urto con il buratto e finire la carriera con la lancia ben salda in mano: nel caso in cui questa cada in terra, il cavaliere perde tutti i punti marcati (art. 42), a meno che egli non sia riuscito ad asportare l’intero mazzafrusto (art. 37). La stessa conseguenza si ha nel caso in cui il giostratore si rifiuti di presentarsi alla Giuria (art. 39 lett. a). Se invece vi giunge appiedato vengono decurtati 2 punti dal punteggio ottenuto (art. 39 lett. b).
D’altra parte, se l’impatto è così forte da spezzare la lancia, il giostratore ottiene il doppio dei punti conseguiti sul tabellone (art. 43).
Punteggio
Il punteggio più alto possibile è pertanto il 14, che si ha nel caso in cui il giostratore centra il 5, spezza la lancia e provoca il distacco delle 3 palle del mazzafrusto. Di fatto il più alto punteggio mai realizzato è del giostratore di Porta Santo Spirito Carlo Farsetti che il 20 giugno 1999 ottenne un 10, centrando il 5 e spezzando la lancia.
Una volta che il giostratore ha concluso la carriera restituisce la lancia alla Giuria, cui nel frattempo è stato consegnato il cartellone posto sullo scudo del Buratto. I giudici analizzano il cartellone e la lancia stessa, per verificarne l’integrità. Una volta emanato il verdetto, lo consegnano al Cancelliere, che a sua volta lo porta dall’Araldo per la lettura alla Piazza.
Spareggi
Se, una volta concluse le 2 carriere ordinarie, vi sono almeno due Quartieri a parità di punti si procede alle carriere di spareggio. Queste si corrono finché non si ha disparità nei punteggi.
Vittoria
Vince la Giostra del Saracino il Quartiere che realizza il punteggio più alto. Al Rettore del Quartiere vincitore viene consegnata la Lancia d’oro, che poi viene portata in trionfo per le vie della città fino al Duomo (dove i quartieristi cantano un Te Deum di ringraziamento alla Madonna del Conforto di Arezzo) e poi alla sede del Quartiere.
Vincitori delle ultime due giostre
- 21 giugno 2008 – Porta Crucifera (giostratori Marco Cherici e Alessandro Vannozzi) – 33esima lancia
- 7 settembre 2008 – Porta Sant’Andrea (giostratori Enrico Vedovini e Stefano Cherici) – 30esima lancia
La settimana della Giostra
La lizza ed il buratto vengono posti in Piazza Grande almeno una settimana prima dello svolgimento della Giostra, così da permettere ai fantini di allenarsi. Il giovedì antecedente alla Giostra di giugno e il venerdì antecedente alla Giostra di settembre si svolge la cosiddetta provaccia, ossia una prova generale di tutta la rappresentazione, gara compresa, con i figuranti privi dei costumi di scena. Tradizionalmente si pensa che chi vinca la provaccia si assicuri la perdita della futura Giostra, consolandosi comunque con un banchetto offerto dal comune.
La sera della vigilia della Giostra ogni quartiere svolge nei propri locali la cena propiziatoria.
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Prima che il tempo conoscesse il rumore della pioggia
La mostra, ad ingresso libero, che gode del patrocinio del Consiglio Regionale della Regione Toscana, sarà visitabile fino al 7 giugno.
L’esposizione è l’evidente "sostanzialità" di anni di creatività che trova in questo ultimo ciclo il raggiungimento di un’idea che rimanda alla notte dei tempi e che ha continuamente scosso il pensiero creativo di Radicati, un pensiero rivolto "verso l’alto ed etereo universo spirituale", tracce che avvolgono e proiettano "verso il cosmo".
BIOGRAFIA
Luciano Radicati è nato ad Arezzo ed ha studiato arte a Firenze, ha studiato la vita a Parigi, ha collezionato maschere etniche, ha lavorato, ha disegnato modelli, per la più grande industria orafa del mondo. Poi ha piantato tutto e si è per così dire ritirato a dipingere, creare oggetti, plasmare terracotte, circondato dall’ammirazione e dalla tranquillità familiare.
A metà degli anni Settanta entra nella più grande azienda orafa, la Uno a Erre, operando nel settore artistico, dove si trova a contatto con scultori e medaglisti di chiara fama.
E’ il 1982, l’anno in cui Radicati inizia a sviluppare la propria ricerca artistica, nascono i primi cicli pittorici: "IL TEMPO DELL’ECLISSI",1983-84, "IL GIOCO DELLE MUTAZIONI",1985-1986, "GLI ACQUARI",1987-1988," GRANDI TRONI AL TEMPO DEI SOGNI",1989-91.
Questi cicli sono alternati ad esposizioni e viaggi conoscitivi sia in Italia che all’estero.
Nell’aprile 1990 espone ad Ariccia, Roma, a Palazzo Chigi, in una mostra curata da M.APA.
Nel settembre 1990 espone a Parigi nella rassegna "FIGURATION CRITIQUE", Gran Palais.
Nel gennaio-febbraio 1991 espone al Museo d’Arte Contemporanea di Mosca, Galleria Tretakiov.
Nel marzo-aprile dello stesso anno espone al Salone degli Artisti di San Pietroburgo e nel maggio-giugno alla Fondazione Santillana Torre de Borga, Santander, Spagna.
Nell’ottobre 1991 espone alla Salles dur Rundetarm, Copenaghen.
Nel novembre 1994 "ESPACE GRAN PALAIS TOUR EIFFEL", Parigi, "FIGURATION CRITIQUE".
Importante anche ai fini della sua ricerca il viaggio in Cina nel 1991, con soggiorni a Pechino, Xian e Shangai che lo porteranno a evocare e dialogare con simboli visibili divinità ancestrali. Viaggio alla ricerca di uno "SPAZIO POETICO", con situazioni e occasioni esistenziali di natura metafisica.
Dal 1992 al 2001 Radicati maturerà nuove esperienze pittoriche, tra le quali spiccano: "GLASS ART", "LUCI DEL MEDITERRANEO", "PROFILO DI DONNA", "ICONOGRAFIE TEMPORALI", "ERBE SACRE", "MIRABILIA", "LA SFINGE", "EVENTI RIFLESSI".
Dal 2001 al 2004 interrompe la sua attività artistica per riprenderla successivamente con rinnovato spirito creativo, esponendo nel maggio del 2003 "Kaos" residenza d’arte, Poggio Madonna dell’Ulivo, Torrita di Siena. "IL QUINTO SOLE", Palazzo Brunori, Arezzo. Aprile-maggio 2004, organizzata dalla Provincia di Arezzo con il patrocinio della Regione Toscana.
"ECLECTICA", Palazzo Panciatichi, Firenze, giugno 2006, a cura del Consiglio della Regione Toscana, "GIOIELLI D’AUTORE", alla Galleria Due Arte Contemporanea ad Arezzo, maggio 2006.
Palazzo La Moderna, Cortona, luglio agosto 2007.
(Dal 30/04/2009 al 07/06/2009)
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Il Resonance quartet di William Parker al Signorelli di Cortona
Giovedì 23 aprile alle 21.15 appuntamento col grande jazz
Il Resonance quartet – formato da William Parker al contrabbasso, Daniele Malvisi ai sassofoni, Alessandro Giachero al pianoforte e Hamid Drake alla batteria – è il protagonista del prossimo appuntamento, giovedì 23 aprile alle 21.15 al teatro Signorelli di Cortona, con “I Concerti di Arretium”, organizzati dalla Fondazione Toscana Musica e Arte in collaborazione con il Comune di Cortona. È sempre molto difficile dover riassumere in poche righe la vita professionale di un musicista dalle molteplici espressioni artistiche come William Parker. Il contrabbassista americano è considerato un protagonista assoluto della musica jazz e inoltre è uno degli strumentisti più richiesti degli ultimi trent’anni. Celebre è la sua incisione di “Criminal in the white house”, dove le motivazioni artistiche sono concepite e realizzate dalla felice intuizione di saper inglobare i caratteri essenziali e irrinunciabili della musica afroamericana con il jazz, dimostrando di essere pienamente cosciente del ruolo di guida spirituale e coscienza critica, non solo musicale, della musica afroamericana del Novecento. L’offerta musicale del disco è ricca di un repertorio di brani fortemente connotati politicamente, attingendo a piene mani a quello spirito popolare nero che ha le proprie radici non solo nel free, ma anche nel jazz delle origini, nel blues, nel soul e nel black folk. In questa incisione, presentata per l’occasione al Signorelli di Cortona, Parker dà un ulteriore testimonianza del suo valore insieme ad un altro grande artista, il batterista Hamid Drake, partner con lui di mille avventure. Gli altri protagonisti del Resonance Quartet sono il sassofonista Daniele Malvisi e il pianista Alessandro Giachero scelti da Parker come protagonisti del progetto, musicisti di grande spessore che nei due anni di collaborazione hanno dimostrato totale dedizione, versaltilità sonora e stilistica attraverso mirabili fraseggi di grande difficoltà tecnica ed espressiva, dando subito sicurezza e solidità a tutto il quartetto. I biglietti saranno in vendita il 23 aprile 2009 dalle ore 18 presso la biglietteria del Teatro Signorelli: intero, euro 15,00 – ridotto euro 11,00.
Per informazioni:
Fondazione Toscana Musica e Arte, 366 4531380 e info@fondazionetoscana.it
Teatro Signorelli, Biglietteria Teatro 0575 601882
Comune di Cortona 0575 637273- 0575 637209
BIOGRAFIE
La lunga carriera di William Parker inizia nel 1973 nel gruppo di Frank Lowe e dalle circa 250 registrazioni ufficiali finora realizzate emerge la figura di un protagonista assoluto della musica jazz. Contrabbassista tra i più richiesti degli ultimi trent’anni, nel suo curriculum vanta oltre cinquanta registrazioni in veste di leader, insieme a collaborazioni di altissimo livello con artisti del calibro di Ed Blackwell, Don Cherry, Bill Dixon, Milford Graves, Billy Higgins, Sunny Murray, Roscoe Mitchell, Peter Brotzmann e con Cecil Taylor. Nelle esibizioni di Parker è possibile saggiare in presa diretta perizia tecnica ed espressività, dove il vocabolario del contrabbasso moderno ha totale evidenza, con una naturalezza tale da fare, del voluminoso strumento, una sorta di appendice corporea dello strumentista. Nel pizzicato, nell’uso dell’archetto, nella percussione delle corde, Parker ha denotato una totale padronanza di mezzi e una “vena narrativa” eclettica, che si muove lungo un ampio spettro, fra espressionismo e lirismo: una pulsazione costante, inesorabile, una capacità di passare da una figurazione ritmica a un’altra senza cesure, da vero e proprio “conduttore” della performance, autentico “perno ritmico” vicino, in questo senso, alla leadership mingusiana. L’autorevole Village Voice lo ha posto sul podio più alto nella storia dei contrabbassisti. Parker è attivo nei più importanti gruppi in questo genere e alcuni dei più prestigiosi sono da lui diretti: “The Inside Songs of Curtis Mayfield”, “Little Huey Creative Orchestra”, “In Order to Survive”, “William Parker’s Quartet”. Fin dall’inizio della sua carriera musicale, Parker è stato un compositore musicale prolifico per la maggior parte dei gruppi con cui ha suonato, le sue composizioni spaziano in diversi campi: opere, oratori, balletti, colonne sonore per films e soliloqui per contrabbasso solo. Ha anche esplorato con ottimi risultati le diverse formazioni dai piccoli combo ai più grandi ensemble. È anche uno dei più importanti compositori d’oggi e un poeta le cui liriche stanno avendo una maggiore visibilità grazie ai libri pubblicati, alle canzoni e attraverso le sue “piece teatrale”. Ha scritto poesie nei tre volumi pubblicati come: “Music Is”, “Document Humanum”, e “The Shadow People”. Intellettuale di punta del down town della “Grande Mela”, animatore e ispiratore della cultura alternativa della metropoli, William Parker è senza dubbio un prosecutore autorevole dell’approccio “engagé all’arte”, che senza retrocedere al milieu dell’Harlem Renaissance ha caratterizzato sensibilmente una parte importante della cultura afroamericana. Nelle parole citate, dettate dal contrabbassista, compositore, leader di formazioni molteplici, sembra rivivere il messaggio dei grandi della New Thing: “un pensiero musicale, artistico, culturale e sociale, calato profondamente nella complessità del reale, privo di qualsivoglia sfibratura estetizzante”.
Hamid Drake inizia nel 1974 una lunga collaborazione musicale con il tenorsaxofonista Fred Anderson. Verso la fine degli anni Settanta, Anderson fece conoscere a Drake George Lewis e Douglas Ewart, artisti che hanno influenzato fortemente il suo stile, insieme a Ed Blackwell, Adam Rudolph, Philly Joe Jones, Max Roach, Jo Jones e Don Cherry, con cui Drake si incontrò la prima volta nel 1978. Drake ha studiato a lungo le percussioni di vari paesi, compresi gli stili orientali e caraibici. Alla fine degli anni Settanta, Drake divenne uno dei membri del Mandingo Griot Society con cui registrò fin dal primo album, e successivamente negli anni ha lavorato con Herbie Hancock, Wayne Shorter, Marilyn Crispell, Pierre Dorge, Georg Gräwe, Misha Mengelberg, Pharoah Sanders, Malachi Thompson, il percussionista Michael Zerang, Kent Kessler e Ken Vandermark con cui ha formato il trio DKV. In una tale varietà musicale egli ha adottato idiomi dell’Africa del Nord e dell’Africa occidentale e suggestioni indiani, del reggae e della musica latino-americana.
Daniele Malvisi, musicista attento e aperto a vari stili e generi musicali, le sue esperienze si estendono anche alla musica etnica italiana ed extraeuropea. È attualmente impegnato nel duplice ruolo di sassofonista e arrangiatore, con il cantautore africano Gabin Dabirè. Collabora con l’etichetta indipendente “Materiali Sonori” per la realizzazione di tre lavori discografici, componendo e arrangiando musica per la cantante inglese Clare Ann Matz e per il produttore Arlo Bigazzi. La sua totale apertura e disponibilità a confrontarsi con diversi generi e stili musicali gli permette nel corso degli anni di condividere il palco e sale di incisioni con Gabin Dabirè, Fabrizio Bosso, Paolo Fresu, Paolino Dalla Porta, Manù Katchè, Stefano Battaglia, Peter Erskine, Danilo Rea, John Taylor, Gabriele Mirabassi, Al di Meola, Palle Daniellesson, Marco Tamburini, Mauro Grossi, Massimo Manzi, Pietro Tonolo, Paul Dabirè, Locquà Kanza, Ali Tajbakhsh, Dominick Miller. Nel ‘95 scrive e arrangia le musiche per lo spettacolo multimediale “CLAUSTRUM “, una creazione della scultrice e architetto francese Florance Hoffman, leader del progetto performances-group “LA ZATTERA”. Successivamente lo spettacolo, selezionato da commissione della C.E.E., sarà scelto per due importanti rappresentazioni: il Festival Europeo della Cultura di Lussemburgo e di Berlino. Molto apprezzato anche come docente, Malvisi ha esercitato l’attività didattica per diversi anni presso l’istituto musicale “Poggio Bracciolini” di Terranuova Bracciolini (Arezzo) ed ”Accademia Musicale San Martino” di Levane (Arezzo). Il suo interesse per la letteratura e per il teatro, lo spingerà nel corso degli anni a maturare una conoscenza musicale sempre più specifica e legata a queste due forme espressive. Conseguenza diretta di questo particolare interesse è la sua partecipazione come giurato ed esperto musicale al 26° Festival internazionale del Teatro Corto del Piccolo Teatro di Arezzo.
Alessandro Giachero ha collaborato col Teatro Stabile dell’Umbria per la messa in scena della spettacolo “I Quattro Moschettieri” per la regia di Gigi Dall’Aglio ed è stato invitato ad effettuare un concerto in quartetto con Claudio Fasoli a L’Havana. Ha ricevuto recentemente ottime recensioni e critiche per aver realizzato i Recital teatrali “Brecht-Concerto” e “Angeli Ribelli“ per la regia di Francesco Torchia. E’ stato segnalato dal Top Jazz 2005 tra i nuovi talenti del jazz italiano sia come pianista solista, sia con il progetto T.R.E con Stefano Risso e Marco Zanoli, e nel numero di maggio dello stesso anno è stato inserito il brano “Tonzig” del progetto T.R.E. all’interno del cd in allegato della rivista Musica Jazz. Nel 2006 insieme a Silvia Bolognesi e in collaborazione con Siena Jazz costruisce le basi per l’ensemble del laboratorio di ricerca musicale diretto da Anthony Braxton. Ha suonato con Claudio Fasoli, Stefano “Cocco” Cantini, Massimo Manzi, Massimo Moriconi, Armando Sciommeri, Tony Cattano, Mirco Mariottini, Piero Borri, Yuri Goloubev, Tiziana Ghiglioni, David Riondino, Rossano Emili, Nico Gori, Gabriele Pesaresi.
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Giovedì 23 aprile alle 21.15 appuntamento col grande jazz
Il Resonance quartet – formato da William Parker al contrabbasso, Daniele Malvisi ai sassofoni, Alessandro Giachero al pianoforte e Hamid Drake alla batteria – è il protagonista del prossimo appuntamento, giovedì 23 aprile alle 21.15 al teatro Signorelli di Cortona, con “I Concerti di Arretium”, organizzati dalla Fondazione Toscana Musica e Arte in collaborazione con il Comune di Cortona. È sempre molto difficile dover riassumere in poche righe la vita professionale di un musicista dalle molteplici espressioni artistiche come William Parker. Il contrabbassista americano è considerato un protagonista assoluto della musica jazz e inoltre è uno degli strumentisti più richiesti degli ultimi trent’anni. Celebre è la sua incisione di “Criminal in the white house”, dove le motivazioni artistiche sono concepite e realizzate dalla felice intuizione di saper inglobare i caratteri essenziali e irrinunciabili della musica afroamericana con il jazz, dimostrando di essere pienamente cosciente del ruolo di guida spirituale e coscienza critica, non solo musicale, della musica afroamericana del Novecento. L’offerta musicale del disco è ricca di un repertorio di brani fortemente connotati politicamente, attingendo a piene mani a quello spirito popolare nero che ha le proprie radici non solo nel free, ma anche nel jazz delle origini, nel blues, nel soul e nel black folk. In questa incisione, presentata per l’occasione al Signorelli di Cortona, Parker dà un ulteriore testimonianza del suo valore insieme ad un altro grande artista, il batterista Hamid Drake, partner con lui di mille avventure. Gli altri protagonisti del Resonance Quartet sono il sassofonista Daniele Malvisi e il pianista Alessandro Giachero scelti da Parker come protagonisti del progetto, musicisti di grande spessore che nei due anni di collaborazione hanno dimostrato totale dedizione, versaltilità sonora e stilistica attraverso mirabili fraseggi di grande difficoltà tecnica ed espressiva, dando subito sicurezza e solidità a tutto il quartetto. I biglietti saranno in vendita il 23 aprile 2009 dalle ore 18 presso la biglietteria del Teatro Signorelli: intero, euro 15,00 – ridotto euro 11,00.
Per informazioni:
Fondazione Toscana Musica e Arte, 366 4531380 e info@fondazionetoscana.it
Teatro Signorelli, Biglietteria Teatro 0575 601882
Comune di Cortona 0575 637273- 0575 637209
BIOGRAFIE
La lunga carriera di William Parker inizia nel 1973 nel gruppo di Frank Lowe e dalle circa 250 registrazioni ufficiali finora realizzate emerge la figura di un protagonista assoluto della musica jazz. Contrabbassista tra i più richiesti degli ultimi trent’anni, nel suo curriculum vanta oltre cinquanta registrazioni in veste di leader, insieme a collaborazioni di altissimo livello con artisti del calibro di Ed Blackwell, Don Cherry, Bill Dixon, Milford Graves, Billy Higgins, Sunny Murray, Roscoe Mitchell, Peter Brotzmann e con Cecil Taylor. Nelle esibizioni di Parker è possibile saggiare in presa diretta perizia tecnica ed espressività, dove il vocabolario del contrabbasso moderno ha totale evidenza, con una naturalezza tale da fare, del voluminoso strumento, una sorta di appendice corporea dello strumentista. Nel pizzicato, nell’uso dell’archetto, nella percussione delle corde, Parker ha denotato una totale padronanza di mezzi e una “vena narrativa” eclettica, che si muove lungo un ampio spettro, fra espressionismo e lirismo: una pulsazione costante, inesorabile, una capacità di passare da una figurazione ritmica a un’altra senza cesure, da vero e proprio “conduttore” della performance, autentico “perno ritmico” vicino, in questo senso, alla leadership mingusiana. L’autorevole Village Voice lo ha posto sul podio più alto nella storia dei contrabbassisti. Parker è attivo nei più importanti gruppi in questo genere e alcuni dei più prestigiosi sono da lui diretti: “The Inside Songs of Curtis Mayfield”, “Little Huey Creative Orchestra”, “In Order to Survive”, “William Parker’s Quartet”. Fin dall’inizio della sua carriera musicale, Parker è stato un compositore musicale prolifico per la maggior parte dei gruppi con cui ha suonato, le sue composizioni spaziano in diversi campi: opere, oratori, balletti, colonne sonore per films e soliloqui per contrabbasso solo. Ha anche esplorato con ottimi risultati le diverse formazioni dai piccoli combo ai più grandi ensemble. È anche uno dei più importanti compositori d’oggi e un poeta le cui liriche stanno avendo una maggiore visibilità grazie ai libri pubblicati, alle canzoni e attraverso le sue “piece teatrale”. Ha scritto poesie nei tre volumi pubblicati come: “Music Is”, “Document Humanum”, e “The Shadow People”. Intellettuale di punta del down town della “Grande Mela”, animatore e ispiratore della cultura alternativa della metropoli, William Parker è senza dubbio un prosecutore autorevole dell’approccio “engagé all’arte”, che senza retrocedere al milieu dell’Harlem Renaissance ha caratterizzato sensibilmente una parte importante della cultura afroamericana. Nelle parole citate, dettate dal contrabbassista, compositore, leader di formazioni molteplici, sembra rivivere il messaggio dei grandi della New Thing: “un pensiero musicale, artistico, culturale e sociale, calato profondamente nella complessità del reale, privo di qualsivoglia sfibratura estetizzante”.
Hamid Drake inizia nel 1974 una lunga collaborazione musicale con il tenorsaxofonista Fred Anderson. Verso la fine degli anni Settanta, Anderson fece conoscere a Drake George Lewis e Douglas Ewart, artisti che hanno influenzato fortemente il suo stile, insieme a Ed Blackwell, Adam Rudolph, Philly Joe Jones, Max Roach, Jo Jones e Don Cherry, con cui Drake si incontrò la prima volta nel 1978. Drake ha studiato a lungo le percussioni di vari paesi, compresi gli stili orientali e caraibici. Alla fine degli anni Settanta, Drake divenne uno dei membri del Mandingo Griot Society con cui registrò fin dal primo album, e successivamente negli anni ha lavorato con Herbie Hancock, Wayne Shorter, Marilyn Crispell, Pierre Dorge, Georg Gräwe, Misha Mengelberg, Pharoah Sanders, Malachi Thompson, il percussionista Michael Zerang, Kent Kessler e Ken Vandermark con cui ha formato il trio DKV. In una tale varietà musicale egli ha adottato idiomi dell’Africa del Nord e dell’Africa occidentale e suggestioni indiani, del reggae e della musica latino-americana.
Daniele Malvisi, musicista attento e aperto a vari stili e generi musicali, le sue esperienze si estendono anche alla musica etnica italiana ed extraeuropea. È attualmente impegnato nel duplice ruolo di sassofonista e arrangiatore, con il cantautore africano Gabin Dabirè. Collabora con l’etichetta indipendente “Materiali Sonori” per la realizzazione di tre lavori discografici, componendo e arrangiando musica per la cantante inglese Clare Ann Matz e per il produttore Arlo Bigazzi. La sua totale apertura e disponibilità a confrontarsi con diversi generi e stili musicali gli permette nel corso degli anni di condividere il palco e sale di incisioni con Gabin Dabirè, Fabrizio Bosso, Paolo Fresu, Paolino Dalla Porta, Manù Katchè, Stefano Battaglia, Peter Erskine, Danilo Rea, John Taylor, Gabriele Mirabassi, Al di Meola, Palle Daniellesson, Marco Tamburini, Mauro Grossi, Massimo Manzi, Pietro Tonolo, Paul Dabirè, Locquà Kanza, Ali Tajbakhsh, Dominick Miller. Nel ‘95 scrive e arrangia le musiche per lo spettacolo multimediale “CLAUSTRUM “, una creazione della scultrice e architetto francese Florance Hoffman, leader del progetto performances-group “LA ZATTERA”. Successivamente lo spettacolo, selezionato da commissione della C.E.E., sarà scelto per due importanti rappresentazioni: il Festival Europeo della Cultura di Lussemburgo e di Berlino. Molto apprezzato anche come docente, Malvisi ha esercitato l’attività didattica per diversi anni presso l’istituto musicale “Poggio Bracciolini” di Terranuova Bracciolini (Arezzo) ed ”Accademia Musicale San Martino” di Levane (Arezzo). Il suo interesse per la letteratura e per il teatro, lo spingerà nel corso degli anni a maturare una conoscenza musicale sempre più specifica e legata a queste due forme espressive. Conseguenza diretta di questo particolare interesse è la sua partecipazione come giurato ed esperto musicale al 26° Festival internazionale del Teatro Corto del Piccolo Teatro di Arezzo.
Alessandro Giachero ha collaborato col Teatro Stabile dell’Umbria per la messa in scena della spettacolo “I Quattro Moschettieri” per la regia di Gigi Dall’Aglio ed è stato invitato ad effettuare un concerto in quartetto con Claudio Fasoli a L’Havana. Ha ricevuto recentemente ottime recensioni e critiche per aver realizzato i Recital teatrali “Brecht-Concerto” e “Angeli Ribelli“ per la regia di Francesco Torchia. E’ stato segnalato dal Top Jazz 2005 tra i nuovi talenti del jazz italiano sia come pianista solista, sia con il progetto T.R.E con Stefano Risso e Marco Zanoli, e nel numero di maggio dello stesso anno è stato inserito il brano “Tonzig” del progetto T.R.E. all’interno del cd in allegato della rivista Musica Jazz. Nel 2006 insieme a Silvia Bolognesi e in collaborazione con Siena Jazz costruisce le basi per l’ensemble del laboratorio di ricerca musicale diretto da Anthony Braxton. Ha suonato con Claudio Fasoli, Stefano “Cocco” Cantini, Massimo Manzi, Massimo Moriconi, Armando Sciommeri, Tony Cattano, Mirco Mariottini, Piero Borri, Yuri Goloubev, Tiziana Ghiglioni, David Riondino, Rossano Emili, Nico Gori, Gabriele Pesaresi.
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